Sono certo, nel 2007 sarò migliore.
Moolto migliore.
Vox clamans in deserto. Scrittore in pausa, fotografo consumatore ossessivo di Sd Card, ascoltatore di tanta musica, brontolatore professionista.
Sono certo, nel 2007 sarò migliore.
Moolto migliore.
La paradossale preoccupazione del titolo è relativa a quel grandissimo carognone di Saddam Hussein. Sono convinto che la migliore pena sarebbe quella di fargli crescere la barba in galera fino a che allah non se lo ripigli, sono convinto che la sua impiccagione pubblica diventerà un martirio a cui si appelleranno instabili mentali e terroristi per fare ancora un pò di casino, e non solo in iraq. Buttate a mare la chiave della sua galera, ma non toccate il Mostro.
non voglio sembrare quello che gli si dice "vieni, gioca anche tu" e poi resta appoggiato al muro, con la suola di para che sporca l'intonaco bianco, le mani in saccoccia e sputa la ciuinga di lato dicendo "non mi va" solo per il gusto di farsi pregare. Mi hanno chiamato pispa ed e.l.e.n.a. e che devo fare?
"uomo, tu prenderai il libro che giace più vicino a te, senza trucchi, andrai fino a pagina 123, conterai le prime cinque frasi e ne riporterai qui le successive tre. e mi raccomando, non sgarrare che altrimenti ti facciamo una proposta che non potrai rifiutare". Mi pare di vedere Marlon che da una nuvola mi fiata questa frase in faccia. Obbedisco.
il libro più vicino al computer è una antologia di Voltaire che chissà perchè mio figlio ha lasciato sulla mia scrivania. A pagina 123 si è nel pieno della storia di Zadig ( non zelig...).
Le frasi sono: "mi incaricherò io del suo destino, voi seguite il vostro". "spargerò la voce che avete preso la via delle Indie. Verrò presto a trovarvi e vi farò sapere cosa è successo a Babilonia".
Che, riportato così, sembra il programma di un tour operator. Io non convoco nessuno al seguito del gioco, chi vuole accollarselo lo faccia, uffa e punto.
“Che qualcosa te la perdi, dico davvero, e non è come dici tu che è tutto gratis, qualcosa te la perdi.”
“se è per la qualità, e chi se ne può accorgere, con questi ridicoli auricolari non te ne puoi accorgere, ma sono comodi, e pratici, maledettamente pratici. Trenta grammi di peso e dieci ore di musica, vuoi mettere tu e i tuoi ciddì, per non parlare degli ellepi, che quelli erano veramente preistoria.”
“Sono d’accordo sulla praticità, ma ti perdi una parte della storia, guarda qui.”
“Hai ragione, comprali tu allora.”
Questo potrebbe essere il riassunto di un colloquio immaginario (ma non troppo) tra un sostenitore dell’acquisto (ragionato e motivato) della musica in cd, ed un fautore del download (selettivo e mirato) di file mp3 dalla magna rete.
Eppure il mio ideale interlocutore si sta perdendo un mutamento che a mio avviso è significativo: il cantautorato anglofono ( e non solo quello) inserisce tra le note di copertina delle cose che prima non avevo mai letto, come ringraziamenti alla madre ed al padre che ha messo al mondo codesti cantautori, ringraziamenti (soprattutto al padre e/o a qualche amico) per aver avuto la possibilità di attingere alla discografia degli anni passati e così restarne piacevolmente influenzati, in qualche caso persino folgorati.
Che appunto, se scarichi gli mp3 e non hai le copertine di carta lucida e patinata, se non leggi le note di copertina, e i testi, molte cose non le saprai, ti resteranno ignote, ed un ascolto passivo, ingordo perché gratuito, secondo me fa rima con ignorante.
Ovvio, adesso si apriranno le bocche di tutti quelli che sostengono che la fruizione delle arti moderne (proprio perché effimere) deve essere gratuita, popolare e liberamente downloadabile.
Lascio perdere lo spinoso argomento per non entrare nel merito di diritti d’autore e difesa degli interessi capitalistici o capitalartistici delle major (e non solo quelle) e vado al punto (collaterale ma sempre punto).
Nella grand abboffeè degli acquisti natalizi di cd (spesso originata dall’avere ricevuto dei buoni idonei a convertire le poco fantasiose banconote del donatore, avaro anche di senso musicale, in qualche cd di quelli che si dice sempre lo comprerei ma mi pare superfluo) ho trovato qualcosa di cui mi pare valga la pena parlare.
Premetto che non li avevo ascoltati alla radio, che non ne ho letto nessuna recensione e che quello che –come sempre- scrivo qui non ha valore di istigazione all’acquisto compulsivo, ma è un punto di vista, originato da un personalissimo ascolto.
Allora, cincischio come al solito, però arrivo alle segnalazioni.
Un tizio che si chiama John Mayer ha consegnato ai posteri un lavoro dal titolo “continuum”; mi sembra abbastanza pastoso, una specie di Lenny Kravitz bianco, con una pericolosa e involontaria somiglianza fisica con Paolo Maldini il pallonaio; il ciddì ha una certa coerenza, non cambia stile da un brano all’altro, si lascia ascoltare e in alcuni brani è non solo orecchiabile ed evocativo. E, fatto non trascurabile, nel libriccino accluso ci sono anche i testi, che non sono niente male. E le dediche e i ringraziamenti e due paginette di things you should know.
Come le avremmo sapute, queste cose, se non avessimo avuto sotto mano il cd con la sua confezione d’ordinanza?
Cito una frase (intelligente appunto) contenuta nel brano “I don’t trust myself”, in cui il nostro buon John Mayer dice ad una ipotetica lei “Who do you love? Me or the thought of me?”. Cacchio, il ragazzo ha stanato la ragazza, domandandole appunto, ma tu bella mia chi ami? Ami me o l’idea che ti sei fatta di me?
Oso affiancare al predetto Mayer ( e non me ne vogliano i puristi, quelli che sanno tutto di tutti, quelli che prediligono l’ascolto impegnato, quelli che se me lo dicevi prima non te lo facevo comprare, quelli che te lo copiavo io –grazie E.J. per le citazioni) un altro giovane virgulto del cantautorato anglofono che risponde al nome di James Morrison. Credo, ma non sono sicuro (monterey e amici, correggetemi se sbaglio) che sia il suo esordio, e per essere tale è notevole che le prime tracce suonino tutte in maniera coerentemente convincente. Anche in questo caso, una strana somiglianza calcistica, in quanto il signor Morrison potrebbe essere scambiato per un delpiero versione esistenzialistica. Non me ne voglia nessuno dei due, ancora si può scherzare, credo. Dicevo che anche qui la pagina finale del librettino in carta lucida è piena di sorprese, almeno per me che sono un ingenuo e sprovveduto fruitore di pop-rock contemporaneo. Mr. Morrison (ehi, ma se confidenzialmente lo chiamiamo Jim invece che James…ma lasciamo perdere) non solo ringrazia mami e papi, ma persino “the guy in the sky” per il dono della vita, gli amici, etc (io ringrazierei anche per la birra, il vino, il caffè, le donne, le macchine sportive and so on perché si sa, gli ingenui e sprovveduti ascoltatori hanno un sacco di motivi anche per ringraziare).
Poi fa un elenco di tutti quelli a cui si sarebbe ispirato durante la composizione delle sue canzoni, ma tale elenco, per fortuna, è del tutto fuorviante e non ha nessuna connessione con il materiale sonoro contenuto nel testo: sarebbe ingegnoso riuscire a mixare il pathos ispirazionale di Michael Jackson, Nirvana, Van Morrison, Jimi Hendrix e altri santi nomi come fa lui. Sul libretto accluso al cd, ovvio. Anche in questo caso non suggerisco l’acquisto, ma se qualcuno dei vostri amici lo ha fatevelo prestare (oops prestare, non masterizzare che è politically scorrect), e sentitevelo un paio di volte. Due tre brani si infilano in loop tra corteccia e pia madre senza lasciarvi scampo.
Però, quanto ho scritto parlando di una cosa che non si può leggere; concludo segnalando un cd di jazz ricevuto in regalo (incredibile, a me il jazz non piace), e lo segnalo perché pur essendo di quel genere lì che come ho scritto tra parentesi non mi piace, è originale, diventando la versione originale e piena di vita e sentimenti di un genere meticcio tra jazz e acid jazz, con anima ‘taliana.
Il disco in questione si chiama “handful of soul”, suonato da Mario Biondi and the High Five Quintet. Mi azzardo a suggerirvi di investire le due decine di euri necessari, ma non venite a lamentarvi, dopo.
Sentì una lunga frenata dietro le spalle, buttò istintivamente l’occhio allo specchietto retrovisore,
“merde” disse, mentre una ombra grigia arrivava veloce, e chiuse gli occhi.
Quando li riaprì, era appoggiato al guard-rail, il latrato isterico di un dodici cilindri entrava di prepotenza nelle orecchie, e un fulmine rosso lasciò una vaga impressione sulla retina.
Lui si tolse i rayban, agganciò lo sguardo del ragazzo dalla faccia triste, gli mise una mano sulla spalla,
“ Gilles, la voglio provare”.
A pochi metri da lui, Steve Mc Queen si stava infilando i guanti, si voltò e glieli lanciò.
“Una pista del genere non esiste sulla terra”, disse Steve guardando negli scarichi della macchina ferma. Clay camminò fino alla monoposto, si calò dentro e prima di abbassare la visiera guardò ancora nello specchietto, poi chiuse gli occhi.
Che le piste del cielo ti siano leggere, e le macchine veloci e perfette.
oggi, 14 dicembre, ore 18, presso la sala Blasco del Municipio di Sciacca (ag), presentazione del mio libro. I locali venghino copiosi!
Il mio libro, vorrei dire.
se ne parla qui poi qui poi se ne parlerà (spero...) quiddentro, se chi lo ha già letto avrà voglia di scrivermi una sua recensione, nei commenti.
se ne parla anche qui.
si compra anche cliccando sulla copertina...
prima recensione, grazie Dea:
Caro Med, devo ammettere che il tuo libro mi è piaciuo molto.
Di getto, ripercorrendo i vari racconti in esso contenuti, mi viene da pensare alla dolcezza ed al sapore dolce amaro del sentimento descritto in "cos'è che", oppure all'ironia esilarante di "ammazza la nonna" o "cattedra di provincia"... mi sono accorta di quanto mi piacesse, mentre leggevo, anche dal fatto che avevo un perenne sorriso stampato in faccia..a volte dovuto al divertimento ed a volte dovuto alla tenerezza che provavo nel leggere alcune situazioni raccontate. Per Natale ne regalerò una copia ad una mia amica :)
seconda recensione, grazie mauro !
All'ultima puntata l'ho capito: il dott. House non è umano, il suo ospedale non è un'ospedale ma una enorme stazione spaziale semideserta, in cui lavorano solo lui ed i suoi collaboratori. Lo spazio in una stazione spaziale è poco, per cui non ci sono infermieri, tecnici di laboratorio, rappresentanti di attrezzature chirurgiche, barbieri , ladri o spacciatori. Nel suo vagare al di fuori del sistema solare, il magnanimo Kirk-House talvolta si prende cura di assistere navigatori interstellari in difficoltà, che ovviamente soffrono di patologie assurde, complicate e fantascientifiche. E solo i neuroscazzi che intrattiene con la sua equipe lo aiutano ad arrivare alla diagnosi ed alla terapia corretta dopo. E' ovvio che per simili immani problemi diagnostici la gentilezza, le squisite buone maniere che si supporrebbero confacersi ad un valente medico sono doti inutili, per cui il suddetto House si permette il lusso di comportarsi come un porco, donne comprese. Peraltro, parlando di sesso del dott. House, ho la vaga impressione che sia omosessuale, con lieve orientamento bisex, e che presto lo vedremo sodomizzare qualcuno dei poveri colleghi. Ho capito perchè (anche se in verità televisione ne sorbisco poca) la serie di questo bieco personaggio mi è piaciuta, perchè è appunto una specie di sogno permanente (vedi l'ultima puntata), intossicato dal suo stesso dolore fisico e morale (ve lo ricordate Solaris nella prima versione, quella di Tarkowsky?). Mentre in macchina oggi, tra un semaforo e l'altro, pensavo a questa faccenda, mi sono accorto che la tipa nella seicento in fila davanti a me mi fissava nello specchietto retrovisore, si è messa e tolta gli occhiali tre o quattro volte, ad ogni ripartenza e successivo stop sbirciava sempre nello specchietto. E siccome mi ero scocciato di essere guardato senza potermi affiancare per controllare chi mi sbirciava con tanta insistenza ho fatto come il dott. House: mi sono infilato un dito nel naso, e quella non mi ha guardato più. Eh, la potenza delle buone vecchie maniere!
dimenticavo. sarò privo di computer (torna a casa sua a farsi sistemare i microchip spettinati) almeno per una settimana, me ne vado anche in vacanza (almeno spero che lo sia) qualche giorno qui.
ma lei è solo grassa o è anche incinta?
(anonimo XXI secolo, ipermercato domenica pomeriggio)
...che non l'avrei fatto più. avevo promesso che non avrei accettato provocazioni. Avevo promesso che non avrei assolutamente ceduto alla tentazione. Avevo giurato che mai e poi mai avrei più usato la mano destra in quel modo. Ma oggi pomeriggio ci sono ricaduto. E' stato più forte di me, e si sa, la carne è debole e le intenzioni fragili. Cosicchè, quando mi hanno guardato, una da destra ed una da sinistra, ho sentito le pulsazioni salire, l'adrenalina diffondersi nel corpo, i muscoli tendersi, le mani muoversi nervosamente.
E quando è stato il momento, il caso ha voluto che ci trovassimo di fronte ad una prateria combusta, un lago salato, un rettilineo deserto, dominato da un unico semaforo. Verde. Ho spalancato il gas, la ruota posteriore ha derapato un pò, poi alla cambiata in seconda la ruota anteriore si è sollevata dal suolo, dieci, venti centimetri, ho messo dentro la terza che ancora stavo su una ruota, e contemporaneamente due specie di missili mi hanno infilato da destra e da sinistra.
Scalata, frenata a zig-zag, semaforo rosso. Ho alzato la visiera, ho guardato i due tentatori, uno dei due mi ha detto "hai visto la faccia di caxxx che ha fatto il vigile?" e l'altro "tanto non avrà fatto in tempo a leggere le targhe" ed io "figurati, con la moto su una ruota, la targa non si vede". Il semaforo è diventato verde, ce ne siamo andati a bassa andatura ognuno per i caxxx suoi. Ho rotto il giuramento, teppisti da semaforo siete avvisati, sono di nuovo sulla strada.