
Antonio?
Si? Chi sei?
Ciao, ti ricordi di me?
Ehm ( comincio a soffrire di sindrome da hard disk rallentato, ma non lo voglio ammettere)
Veramente no, dimmi chi sei così evito di fare brutte figure.
Sono il 1978, e sono sicuro che ti ricordi di me.
Il 1978. Ma sei vecchio di trent’anni ormai, come pensi che possa rimettere in ordine tutto quello che ti riguarda, rianalizzare i fatti…
Ehi, ti ho solo chiesto se ti ricordi. E quei fatti te li ricorderò io. Lasciati guidare.
Vabbene, dimmi pure.
Certo: ti ricordi, fu l’anno della maturità classica, l’anno in cui B. ti disse di no, l’anno in cui perdesti completamente di vista C., l’anno in cui andasti a letto con T.
Eh, ma quante cose. Hai iniziato subito con i ricordi sgradevoli. Intanto precisiamo: B. mi disse di no, ma solo dopo che per tre anni io avevo fatto finta di non capire che lei mi voleva. Intendiamoci, secondo me non ho perso nulla, vista la fine che ha fatto B.
Non è che fai discorsi da volpe e uva?
No, caro…ma caro come? Come ti chiamo?
Chiamami settantotto, siamo in confidenza mi pare.
Ok settantotto. E’ vero che dopo che, in extremis, e da perfetto idiota, avevo fatto la dichiarazione a B.,(e lei mi disse di no, con argomentazioni da donna, però io ero un ragazzo) ma solo per evitare che si mettesse con quel sacco di patate di E., non ci ho dormito la notte. Il letto mi sembrò una graticola arroventata, e c’erano anche gli esami di maturità per il mezzo. Lo sai , settantotto che ho un credito con te, per gli esami. (a proposito di B. ed E: si sono sposati, lo sapevi? E lei, che voleva fare il medico ora è casalinga, neanche disperata, e si è orridamente invecchiata).
Io non ho nessun debito con te, dovresti rivolgerti alla fortuna, con la quale non ho nessuna relazione: quella è una buttana, va con chi le pare.
Vabbè, vabbè. Dov’eravamo? Ah, si. Per quel che riguarda B. mi pare di avere chiarito, invece è vero che non ho più nessuna notizia di C. E pensare che ero cotto. Cotto totale. Tu non sai dov’è finita?
Io sono il settantotto, non la polizia, né chi l’ha visto.
Va bene, non ti mettere con questo tono, discutiamone.
C’è poco da discutere, Antonio, C. è sparita dalla circolazione, avresti potuto chiedere ai suoi genitori, ne hai anche avuto recentemente l’occasione, ma non l’hai fatto, ecco tutto.
E’ vero, non l’ho fatto. Hai ragione tu, settantotto. Sarà che ormai sono sposato, e che non ho desiderio di rivedere C., da amico almeno.
E cosa mi racconti di T.? ci sei andato a letto, vero?
Ah, T. Che stupido che ero. Un amore epistolare, un viaggio lungo, era estate, e poi lei era così bella, ma anche così libera. Troppo libera, orfana di entrambi i genitori. E quando arrivai da lei scoprii che aveva un fidanzato: lo mise di fronte al fatto che c'ero io e se ne doveva andare. Subito T. mi propose di dormire insieme. Già, dormire insieme. E quello feci. Mi addormentai. E non me lo perdonò. Mi comprò un lp di Peter Gabriel, appena suona here comes the flood mi si ammollano le ginocchia.
Lasciamo perdere queste storie, te la ricordi la scuola invece?
Sai, settantotto, ho spesso pensato a quel periodo, come ad un periodo in cui, nonostante quello che stava succedendo in Italia, eravamo allegri, creativi, senza il minimo senso di responsabilità. Ho pensato spesso al fatto che gli studenti, ed io ero uno studente, non prendemmo mai una posizione definita contro le brigate rosse. Anzi non prendemmo MAI posizione. Vedere il corpo di Moro nel bagagliaio della renault 4 fu un passaggio, un salto di livello, un modo atroce per farmi, per farci capire, a noi stupidi diciottenni, che la realtà era dura, molto più dura di quella che rappresentavamo nelle nostre sperimentazioni teatrali, l’autogestione a scuola, e tutto il resto.
Il film.
Il film, che coglionaggine. Pensa che l’anno scorso si sono rifatti vivi alcuni dei compagni di classe con cui l’avevo realizzato, abbiamo passato il super8 in dvd. Ora quella stupidaggine è diventata indistruttibile.
Che altro posso farti ricordare? L’inflazione al 20 per cento?
I tre papi?
Ah, si. I tre papi. Lo sai, settantotto, che presi il treno per andare a Torino (volevo fare l’ingegnere, mi piacevano le automobili, e mio padre non mi disse di no) e studiare al Politecnico, dopo un viaggio lungo e puzzoso il locomotore si accostò ai respingenti, si fermò.
Salirono sul treno gli zii, e lo zio L. mi disse subito “c’è una buona notizia, il papa è morto”.
Settantotto, le cose non andarono come pensavo. Adesso è tutto diverso. Anch’io sono diverso, credo.
Ci sarebbero ancora molte cose da farti ricordare, ma ho da fare, devo andare a trovare gli altri, gli altri che passarono quei giorni come te.
Quelli che sono rimasti. Prima di andartene, voglio sapere se ci rivedremo, se mi farai ricordare ancora altre cose…
Beh, non so se avremo ancora l’occasione di ritrovarci, magari in un altro anno che finisce per otto.
Allora, allora arrivederci. Ma dove sei? Che anno frettoloso, già te ne sei andato. Arrivederci allora, almeno spero.