
senza parole
Vox clamans in deserto. Scrittore in pausa, fotografo consumatore ossessivo di Sd Card, ascoltatore di tanta musica, brontolatore professionista.
A giudicare dal numero di email che ogni giorno intasano le mie cassette postali elettroniche il problema del secolo è la lunghezza del pene. Anche del mio pene. Probabilmente qualche ex fidanzata insoddisfatta ha spifferato tutto agli spammer, che- dio li benedica -stanno facendo a gara per risolvere il mio problema. Pochi dollari, non posso essere spilorcio, e potrò vantare misure missilistiche.
Anche oggi il Papa ha perso l’occasione di farsi i fatti suoi: citando il fantastico San Giovanni Crisostomo ( che aveva la bocca d’oro, merito di un ottimo dentista e di redditi non dichiarati) ha ricordato che anche gli antichi cristiani si ribellavano ai governi quando le tasse erano esagerate, demolendone le statue. Bravo il Papa e bravo il Crisostomo. Il cui santino sarà un gadget di sicuro successo alle feste della Lega.
Non mi piace il poco spazio dedicato dai media ai brogli nelle università per i test di ammissione a Medicina. Che antiquato, penserà qualcuno, ancora si scandalizza per questi trucchetti da quattro soldi, Che strano, tutti si lamentano della Sanità, che è fatta dai medici e dagli amministratori (scelti dai partiti per tessera e non per bravura), dagli stessi medici che sono entrati alla facoltà di medicina truffando ai quiz, che hanno superato gli esami per nepotismo e raccomandazioni, che in molti casi (non sempre, per fortuna) arrivano alla laurea prima ed alla specializzazione totalmente ignoranti, completamente arroganti e con l’unico obiettivo di fare soldi, un sacco di soldi. Sulla pelle dei malati, spesso persone che come unica ricchezza hanno la vita, e che diventeranno ancora più poveri per salvarsela, quella minima vita.
Quest’estate anche i parcheggiatori abusivi hanno indossato bianchi auricolari collegati con un filo bianco ad un lettore di files digitali anch’esso bianco. Chiedevano i soldi urlando, impossibile parlare con loro. La tecnologia isola, e ci obbliga a comunicare solo con mezzi che prevedono una spesa, una ricarica, un abbonamento.
Ho detestato il finto pauperismo che ha calzato i piedi del mondo con quelle orrende ciabattazze di gomma informi che facevano assomigliare gli arti inferiori di chi le indossava a Paperino; le ho viste anche ai piedi di motociclisti, turisti, funzionari pubblici e bambini. Chissà la puzza nelle case degli utilizzatori. Ricordate il letale aroma delle espadrillas a fine estate? Menomale che sono passate di moda, passeranno pure le ciabatte di Donald Duck.
I sindacati, che strana istituzione. Invece di essere contenti del fatto che la pubblica amministrazione si vuole svecchiare, diventare competitiva, competente, elastica, laureata e specializzata e, soprattutto, assumere i nostri figli e fratelli laureati e specializzati, schifiati dalle aziende private perché ambiscono ad un contratto che possa portare ad un progetto di vita, i sindacati invece di essere contenti, dicono no. Che brutte le belle idee quando le hanno gli altri. E se si svecchia e si eliminano assenteisti cronici, finti malati del weekend lungo e pigri geneticamente, chi pagherà le tessere al sindacato?
Non mi piace Grillo fuori dai telegiornali, e non mi piace dentro ai telegiornali, e non mi piacciono i telegiornali. E comunque appartengo alla tribù di quelli che non hanno capito, come Grillo, che dal blog si possono tirare un sacco di soldi. Tirarli dalle tasche della gente ed infilarli nelle proprie, e via col populismo, le urla, l’arringa della folla. Mi ricorda altri personaggi che però hanno fatto una brutta fine. Lo so che mi attiro un numero imprecisato (ma sicuramente cospicuo) di antipatie, non sopporto neanche i politici con l’occhio fisso alla telecamera, quelli che hanno sempre qualcosa da dire anche se hanno preso solo quattordici voti guidando il partito del pifferaio di Hamelin.
Per via di un incremento dell’energia i due elettroni-figli che abitavano in unico orbitale si sono separati; la nuova entropia prevede che io vaghi nello spazio come un neutrone triste, e loro occupino i loro orbitali privati. Per questo motivo ho perso il mio studio, e sto scrivendo sul tavolo della cucina cablata wi-fi come tutta
Forse questo era diretto a me?
Comunque ,ieri in aeroporto, ho incontrato un numero impressionante di persone che conosco.
E anche qualcuna che conosco poco e che purtroppo non ho avuto tempo di conoscere meglio.
Ci saranno altre occasioni?
Ramon è un ramarro triste e compunto, che ha deciso di vivere sull’albero di pere che cresce davanti la mia casa di campagna.
Le strade sul mare o “stratuna”, sono quegli arabeschi che si disegnano sulla superfice quando c’è bel tempo, e spesso sembrano autostrade disegnate col curvilineo.
La differenza tra ramarro e lucertola, tra un’estate felice ed una meno, tra essere giovani ed invece stare attraversando il campo minato dell’età matura, la differenza cerco di raccontarla.
Si sta alzando la brezza sulla riva, tenere i piedi dentro l’acqua aiuta a scrivere, e scioglie il bozzolo salino in cui sono avviluppati i ricordi.
Quanto è profondo il mare?
Era un pomeriggio dorato, la roccia basaltica di Capo Raisigerbi si tingeva di rosa infinito, al centro del golfetto, su una lancia a remi, si trovavano un ragazzo fresco di maturità classica, una donna ed una ragazza, nipote di lei.
La donna remava piano, disegnando le traiettorie dei remi come un architetto, e guardava negli occhi il ragazzo e la ragazza, seduti sulla panca di fronte; la donna domandava delle loro speranze sul futuro.
Poi la donna smise di remare, esaurito l’abbrivio la barca restò praticamente ferma, sembrava sospesa sulla superfice trasparente, castagnole ed occhiate nuotavano eterne.
“a quanti metri sarà il fondo?” disse la donna. “sette, otto” stimai io. “dieci” disse sicura la ragazza, osservando le increspature della sabbia bianca laggiù.
Ci tuffammo, l’acqua marina tiepida si richiuse mentre il corpo scivolava sotto, compensai, dissi ce la faccio e con la punta delle dita sfiorai la sabbia, con un fremito cercai di prenderne un pugno, la fame d’aria mi respinse sopra.
Riemerse anche lei, mostrò alla donna e poi a me una pietra grigia venata di bianco, rise, risalì con mossa da serpente marino sulla barca.
La differenza allora era nella conquista di un risultato tangibile: lei aveva rubato la pietra al fondale, e dopo qualche giorno la vidi abbracciata ad un altro, più bravo di me a scendere a nel suo cuore marino.
La differenza oggi è che la lancia a remi è abbandonata sulla spiaggia, vicino al muro della ferrovia, e dei personaggi minimi di quel pomeriggio sono rimasto solo io, a poterlo ricordare e raccontare, la donna e la ragazza di allora non ci sono più.
Kidnapping
Stavo consultando l’orario dei treni, e cercavo anche di trascriverlo sul foglietto striminzito trovato nel cruscotto della macchina.
“vado in treno” mi aveva detto, “tanto il b&b è vicino alla stazione, così non ho il pensiero della tua macchina”.
“aiutatemi, vi prego, aiutatemi, mi hanno rapito, non so dove mi trovo, non so dove sono mamma e papà”. Poi ha posato la cornetta del telefono pubblico, uno di quelli arancione che accetta qualsiasi tipo di pagamento, ha tirato fuori un paio di biglietti dalla tasca ed ha composto un altro numero.
Un bolo di adrenalina mi è sceso lungo la schiena sudata: mi trovavo nella condizione di dovere aiutare un bambino rapito, forse da un pedofilo, però volevo capire bene cosa fare.
Ho continuato a trascrivere l’orario dei treni per Palermo, alzando il livello di attenzione al livello allarme rosso.
Il ragazzino ha piagnucolato al telefono la stessa storia di prima, ed ha riattaccato prima che ci fosse il tempo per l’interlocutore di rispondergli.
Guardandomi intorno non ho scorto tipi sospetti, poi una ragazzina si è avvicinata, lui le ha detto dammi un altro numero, lei ha risposto è l’ultimo non ne ho copiati più. Dimmelo ha insistito lui, otto zero zero ha cominciato a recitare lei.
Dopo avere recitato la stessa frase angosciata ha posato la cornetta ed ha detto alla sorella dove sono mamma e papà, in macchina che ci aspettano, andiamo ha risposto la bambina, devi copiarmi altri numeri verdi ha detto lui, si ora guardo sulla rivista che ha comprato mamma ha risposto la bambina trascinandolo fuori dalla stazione.
Ho guardato gli orari che avevo copiato, erano storti ed illeggibili, ho girato il foglietto e mi sono applicato ad una scrittura più concentrata.
una settimana da pazzi
quella passata a casa per accontentare i figli che vogliono dormire separati: da due stanze attigue, una grande ed una piccola, un'orda di operai ne ha creato due simili, di comparabile comfort, cosicchè la prole risulti accontentata. Ma la settimana con gli unni a casa ha lasciato tracce sul nostro sistema nervoso, e non solo su quello. Per fortuna ho ripreso a lavorare.
la fine dell'estate
l'estate rantola, i colori sono quelli che mi riportano all'età pediatrica, la temperatura non brucia più, il mare è verde sporco. Preferisco l'estate, mi fa sentire ancora vivo.