Vox clamans in deserto. Scrittore in pausa, fotografo consumatore ossessivo di Sd Card, ascoltatore di tanta musica, brontolatore professionista.
mercoledì 10 agosto 2011
mercoledì 28 aprile 2010
il portamangiare
Ogni pomeriggio ci trovavamo al chianu, uno portava il pallone, se ce l'aveva. Altrimenti si pigliava una buatta di pomodori pelati sfondata, una mezza cucuzza, una palla di stracci sfardati. E diventavano pallone.
Io, sempre nella squadra di Piero giocavo. Quando si faceva il tocco a pari miei e dispari tuoi, Piero per primo si pigliava a me. Umbertino è mio, e mi spostava da una parte; capace che eravamo dispari, e allora lui diceva, siccome mi sono preso Umbertino, quello in più ve lo pigliate voi. Io ero nico, ma correvo, e facevo per tre. Tanto vincevamo lo stesso. Poi, un'estate Peppe, che abitava a Bologna, tornò con la novità che si poteva fare a porta romana, un solo portiere, e due squadre, una bella novità, che veniva meglio quando eravamo dispari.
In porta ci finiva sempre Pinuzzo, che era sciancato e non poteva correre, e qualche volta Mirella, la sorella di Peppe, che dice che era sua sorella ma cafuddava come un masculo, se serviva di alzare le mani. A me, quella mi era sempre sembrata un maschio con la gonna, e il dubbio mi restò a lungo. Un'estate non vennero al paese, né Peppe e manco Mirella; la gente diceva che avevano buttato il padre in collegio, perchè aveva sparato a uno. Ma che significa collegio? Non si chiamava galera?
Comunque non vennero più, per molte estati, e quando ripigliarono a venire al paese nel mese di agosto passavano sempre arraso al muro, e al chiano non si fermavano.
Lo sapevo, lo sapevano tutti che la mamma di Piero non stava bene. Quando passavo davanti alla sua casa lei era sempre assittata in una seggia di legno, col gatto sotto, e spicchiava fave e piselli, se era maggio, o tagliava i pomodori per farli secchi se era agosto,e mi chiamava, Umbertino, vieni vieni da zia. Io m'avvicinavo, ma mi faceva impressione, aveva la faccia mezza caduta, anche se rideva pareva che piangeva, e un poco di saliva ci scolava, che se l'asciugava con un fazzoletto che subito ammucciava nella sacchina del vestito. Mi faceva una carezza, e io mi scantavo, e un poco mi schifiavo, e poi per fortuna affacciava Piero e ci dicevo, Piero, amuninni al chiano, c'aspettano per la partita.
Però da casa sua usciva sempre un ciavuru, un profumo di roba da mangiare, e Piero me lo diceva, oggi a'mamà mi cucinò il coniglio, stasera ci sono le patate al forno con le cipolle, e a me mi venivano i rumori allo stomaco, che qualche volta ci sarei rimasto a mangiare, pure che sua madre mi faceva impressione, con quella faccia caduta e la bava che ci scendeva sul mento.
Invece a casa mia, che eravamo nove fratelli, e quelli grandi travagghiavano in campagna ci toccava un piatto funnuto di pasta e fagioli ogni sera, e a me se mi andava bene, nel mio piattino ci finiva la pasta rotta con tanticchia di acqua di fagioli.
Umbertino è nico ma crescerà, pigliati stò pezzo di pane diceva Paolo, mio fratello maggiore, e io me lo mangiavo, che quando uno è nico, sempre pititto ha.
Un pomeriggio, faceva un caldo che pareva che le pietre del chiano erano state messe nel fuoco, aspettavamo a Piero per giocare a pallone, a Salvuccio ne avevano regalato uno come quello che usavano i calciatori veri in televisione, a spicchi bianchi e neri, che prima di usarlo dovevamo passare da Santuzzu u'falegname, Salvuccio pigliava dalla tasca una specie di cannuccia di ferro, l'attaccava prima al compressore e poi al pallone e quello si gonfiava, e quando era bello gonfio a tirarlo di destro ci sentivo soddisfazione, e diventava veloce.
Però Piero non arrivava, a un certo punto dissi che l'andavo a chiamare io a casa, e mi feci una corsa di quelle, che è vero che ero nico, ma ero veloce.
Davanti alla porta la seggia non c'era, e manco il gatto. E la porta era chiusa. Piero Piero mi misi a chiamare, poi s'affaccio nella vanedda la gnà Giulietta, e mi disse Umbertino basta non abbanniare più. Poi uscì dalla porta, se la portarono all'ospedale la mamma di Piero, disse la gnà. E Piero dov'è, chiesi io, poi torna, andò in campagna a chiamare a so zio.
Non ce n'era ciavuru di mangiare, allora passai al chiano e ci dissi agli altri che non si giocava.
Me ne tornai a casa, e mentre mia madre mi metteva la minestra nel piatto chi chiesi dov'era il portamangiare, quello d'alluminio col tappo a vite che si portava mio padre quando andava al cantiere della forestale. A che ti serve, rispose mia made, niente, a niente ci dissi io.
La sera arrivò la notizia che la zia Amelia, la mamma di Piero, era morta, e che l'indomani la portavano al paese per il funerale.
Prima di coricarmi, cercai nella dispensa, dietro alla burnia con le olive salate trovai il portamangiare.
Me lo misi sotto al cuscino, e all'angelo custode ci dissi che me lo doveva fare trovare pieno, che ci dovevo portare il mangiare a Piero, che mi sceglieva sempre per la sua squadra, ora che la sua mamma non ci poteva cucinare più.
domenica 18 aprile 2010
domenica 4 aprile 2010
niente accade. niente. Accadde, il 28 in libreria
martedì 9 marzo 2010
tre date
19 marzo, ore 21,30 Caffè Letterario Sotto il Mare, Trapani
20 marzo, ore 17,30 B&B "al giardino dell'alloro" vicolo san carlo 8, Palermo
28 marzo, ore 9,30 Libreria Modusvivendi, via quintino sella, Palermo, breakfast letterario
noi ci saremo
lunedì 22 febbraio 2010
dalla settimana prossima in libreria
finalmente, dalla settimana prossima in libreria.
questa la copertina.
mi correggo, questa è una delle copertine.
lunedì 8 febbraio 2010
mi avevano avvisato
E io che sono solitamente impermeabile ai consigli, non li ho ascoltati. E dopo più di tre ore, mi sono detto che ho fatto bene a non ascoltarli. Mi avevano avvisato, i soliti cinefili snob dal sopracciglio tremulo. Non andare a vedere Baaria. E non ci sono andato, anche perchè per ora mi ha preso una cinepigrizia indescrivibile. Però. Però l'ho noleggiato questo weekend, e me lo sono sorbito, diviso in due tranches, tra sabato e domenica. Dico subito che lo rivedrei, che ho visto la versione in dialetto siciliano, e che è piaciuto non solo a me, ma anche alla medmoglie, la quale ha un parametro di valutazione inequivocabile: se il film non le piace non è che si incazza o protesta, semplicemente si addormenta. E la sua palpebra è calata inesorabilmente su pellicole che invece pensavo le sarebbero piaciute. Durante Baaria, la palpebra non è scesa, anzi.
Perchè ci è piaciuto; non si può dire che la trama sia avvincente, anzi, però il modo con cui è raccontata, quello ci ha preso. E poi è un film inequivocabilmente siciliano, questo ne sono certo.
In subordine a questa informazione, visto che si parla di cinema, e visto che si vede una mucca, il progetto vadopazzoperlevacche va avanti, cliccare il link per scoprire a che punto è.
Ah, il regista cerca sponsor, questo lo scrivo.
martedì 17 novembre 2009
figghia di buttana (V parte)
mercoledì 4 novembre 2009
figghia di buttana (IV parte)
venerdì 30 ottobre 2009
figghia di buttana (III parte)
“Ferma, ferma, è qui” gli urlai da sotto il casco, Michele inchiodò, la vespa si arrestò cigolando.
venerdì 23 ottobre 2009
figghia di buttana (seconda parte)
(immagine di Aapo Rapi)
Mimma fece cadere il piatto con la pastina a terra, alzò le mani al cielo e poi buttò una voce acutissima “la picciriddaaa!”. La madre restò di legno, i parenti degli altri pazienti si murmuriarono, una più battezzata degli altri si avvicinò, le prese una mano tra le sue, le disse “non gridare, che gli altri malati si scantano, capace che ne muore qualcuno, ma di quale picciridda parla, qui picciridde non se ne sono viste”.
Mimma sembrò non sentire quelle parole, e continuò a urlare, finchè il trambusto non richiamò le infermiere ed il medico di guardia. Il medico di guardia ero io, e per evitare che quella facesse ancora bordello e invitasse pure gli altri ricoverati a gridare per qualche motivo, presi una siringa contenente un sonnifero ad azione rapida e mi avvicinai al letto per iniettarglielo nel catetere che collegava la flebo al braccio.
“dottore, dottore”, Mimma mi artigliò la mano, “dottore mi facissi parlare, ci devo dire una cosa”. Mimma era rauca, le guance incendiate. Mi misi la faccia del medico severo: “parli subito, ma l’avviso, che se si mette di nuovo a gridare, l’addormento finchè non la dimettiamo”.
(2-continua)
giovedì 10 settembre 2009
la merica, il gatto dai d.a.s., l'estate bella (parte 1)
(foto di medicineman)
L’estate è cominciata il 24 luglio, con la nostra partenza per gli stati uniti, il nostro primo viaggio in direzione della merica, dove nessuno di noi era stato prima d’allora. Avevamo tanti timori e tante aspettative, possiamo dire che la maggior parte dei timori è stata dissipata, e che le aspettative sono state realizzate appieno. Però prima parliamo del gatto nella foto.
Dal cofano della zafira nera usciva uno strano rumore. “giuliana, hai i gatti nel cofano?”. Eppure, aprendolo, nel cofano si vedevano due minuscoli occhietti azzurri. “ tu chi sei?” ho chiesto agli occhietti azzurri. Tutti quelli intorno al cofano hanno infilato la mano per tirare fuori quella pallina di pelo nero, ma lui non era tanto d’accordo, si è dimenato come una biscia, ha graffiato e soffiato come una tigre, infine è riuscito a scappare a rotta di collo nella campagna, perdendosi chissà dove.
Però la notte successiva, il vigliacco è venuto a piagnucolare sotto le finestre di casa; sono uscito un paio di volte per prenderlo, ma non appena sentiva che ero fuori a cercarlo, smetteva di piangere.
L’indomani mattina lo abbiamo chiamato, facendo il verso della mamma gatta, e lui rispondeva, perso chissà dove nella fitta macchia mediterranea. Al pomeriggio si è organizzata una vera e propria battuta di caccia. Alla fina l’abbiamo individuato, nascosto sotto un cespuglio di rovi. Uno ha fatto da battitore, l’altro si è appostatp dall’altro lato del cespuglio, sperando che uscisse proprio di lì. Ho fatto tanto di quel casino che alla fine è stato costretto ad uscire, proprio dal lato in cui c’era Fabrizio ad aspettarlo. L’ha achiappato, e di nuovo la palla di pelo nero ha tirato fuori il suo armamentario da tigre per tentare di fuggire, ma ha finito la sua sceneggiata dentro una scatola di cartone; una siringa piena di latte prima, e dei croccantini junior poi lo hanno covninto che poteva essere una solizione valida, quella di restare con noi per farsi svezzare. Guardandolo bene, qualcosa di tigresco gli è rimasto; i denti di sopra non collimano perfettamente con la mascella inferiore, cosicchè sembra proprio un...gatto dai denti a sciabola!
la merica
il primo sterotipo che voglio demolire è quello relativo al fatto che i viasggi in auto attraverso gli stati uniti rischiassero di trasformarsi spesso in orrende odissee tipo "un tranquillo weekend di paura”. nessun inseguimento da parte di autobotti assassine, nè pattuglie di poliziotti zombie dalla pistola facile. il tragittto tra washington e boston, circa mille chilometri, è stato facile, non faticoso, ed è bastato seguire l'onda del traffico per arrivare a destinazione.
(foto di medicineman)
Precisazione: l'auto che ho noleggiato aveva in dotazione il navigatore satellitare, altrimenti non saremmo arrivati da nessuna parte: le indicazioni stradali sono in effetti accurate per quel che riguarda i numeri di autostrade ed interstatali , ma non danno alcun supporto nel caso si conosca la destinazione ma non la strada per arrivarci. Dicevo che basta seguire l'onda del traffico, per cui anche se il limite di velocità era quasi ovunque compreso tra 50 e 60 miglia all'ora, che corrispondono ai nostri 80-100 kmh, le altre auto sulle strade a quattro corsie andavano tra le 6 e le 75, così mi sono adeguato, anche per evitare di essere di ostacolo.
Gli autogrill sono di due tipi, quelli dove c'è starbucks, mcdonald ed altri ristoranti di questo tipo e quelli in cui invece ci sono ristpranti di catene più economiche, in cui il livello di servizio e qualità dei cibi e delle bevande servite è veramente pietoso.
(foto di medicineman)
Che bello fare mille chilometri con trentaciqnue dollari di benzina...ecco perchè molti americani preferiscono l’auto all’aereo per i viaggi interni. Tutto chiaro.
Poi, una sera che la magia ci aveva avvolti del tutto, su una piccola isola collegata alla terra con un ponte, in una villa dove aveva soggiornato persino greta garbo, un bicchiere rotto ha lacerato il polpastrello di uno dei miei figli.
Corsa in ospedale, ricovero al pronto soccorso, cinque punti di sutura. Dopo un mese è arrivato il conto, 2448 dollari. Avete letto bene, 500 dollari a punto. Si capisce perchè le lobbies non vogliono che la sanità diventi pubblica, perchè altrimenti questa fonte di ricchezza verrebbe dirottata dalle ricche tasche dei privati.
Ho stipulato-per eccesso di prudenza-una polizza assicurativa sanitaria prima di partire. Ora mi accorgo di aver fatto bene. Ne sarò sicuro quando arriverà il rimborso.
Faccio un paragone con la vita in italia: mangiare è più facile e costa meno, vestirsi costa meno (le lacoste in saldo a 28 euro...), viaggiare in auto costa meno. Sanità e case costano di più, le case in muratura al centro delle città, ovviamente, che quelle in legno sono in svendita.
Com’è per ora l’america? Con le infradito ed i piedi pittati, il 90% delle donne indossava infradito di plastica, di gomma, economiche. Scomparse le orrende crocs coi calzini, per fortuna. Il numero di saloon per manicure e pedicure era realmente impressionante, e con prezzi accessibili a tutti.
(foto di medicineman)
(fine parte 1)
domenica 21 giugno 2009
colpo di maestrale
(foto di medicineman)
Il caldo durava da giorni. La notte, se si dormiva era un'agonia, e se si sognava, si sognava di essere in guerra, o arrostiti vivi in un terribile incendio. Poi, svegliandosi, la camiciola del pigiama era zuppa di sudore. Magari nelle mattinate si richiudevano le persiane per provare a fermare la luce, che infuocava tutto già dall'albeggiare. Quella notte i sogni erano stati più inquietanti; la scuola e il terribile maestro Pizzuto che lo minacciava con la verga di bambù (anche se l'aveva lasciata da un pezzo,) i lanci col paracadute (ma quando mai lui si sarebbe lanciato col paracadute, aveva paura pure della corriera, altro che aereoplano), il libri contabili della putìa che si smarrivano tra gli scogli della marina e bisognava cercarle anche di notte tra topi e granchi neri e minacciosi. Però verso le quattro del mattino, che ancora neanche una spruzzata di rosa e azzurro annunciava la giornata, cominciò a ventilare. Saverio cercò il lenzuolo con il piede, se lo tirò sopra, fino al ventre. Poi, visto che il venticello stava rinfrescando la casa, si cummugghiò fino al collo. Abbracciò il cuscino e si riaddormentò. Alla mattina dopo, si sentiva meglio. I mali sogni l'avevano abbandonato, e s'era potuto fare una dormita di sette ore, come un picciriddo. S'alzò dal letto, spalancò le persiane sulla strada dove sacchetti e foglie s'assicutavano, soffiati dal maestrale. S'affacciò nel balconcino che guardava la piazza, ancora era presto, c'erano solo un cani vecchiu appoggiato al muro della chiesa che pareva morto, ma per come russava si capiva che era vivo, e due manovali che aspettavano la chiamata per la giornata di lavoro in campagna. Saverio resipirò profondamente, l'aria fresca gli squagliò l'angoscia e il catarro che aveva nel petto. Nella piazza passò la signorina Sara, la figlia di Don Ciccio, che andava ad aprire l'ufficio postale. "No", c'aveva detto Sara a Saverio qualche anno prima, "no, e se non te ne vai chiamo a mio padre". E così Saverio se n'era andato. Un colpo di vento nella piazza alzò la munnizza in aria. La signorina Sara si mise la mano sul foulard, che voleva scappare via, premendolo sulla testa. Però il vento vastaso ci alzò la gonna di voile a fiori, e ci si videro per qualche istante le cosce e le mutande. Saverio rientrò in casa, che l'effetto del vento fresco gli era già passato; angoscia e catarro ammuttavano lo sterno, forte. Sentì caldo, caldo da crepare.
sabato 2 maggio 2009
colori primavera estate 2009
vi piace il viola?
(tutte le foto di medicineman)
domenica 19 aprile 2009
per gli addetti ai lavori
(foto by Blackmamba)
Questo sono io: eh, chi se l'aspettava? Tutta stà messa in scena per informare gli addetti ai lavori , ovvero i blogger che sono anche biker (uh che accoppiata azzardata) che è online un nuovo (un altro!) blogmagazine, all'indirizzo www.lasiciliainmoto.it . Si, lo ammetto, ci scrivo pure io, ho una rubrica che si chiama scootervisions. Non solo per addetti ai lavori.
sabato 11 aprile 2009
un figlio morto, una madre disperata
Alla processione della Madonna dell'Itria, oggi. La chiesa è quella della confraternita dei Cocchieri. Il quartiere è quello della Kalsa, a Palermo.
Esce prima l'incenso
poi arriva la banda, con le marce funebri,
la gente prepara i ceri,
esce la vara di cristallo, col figlio morto,
scortata dai centurioni,
un sacerdote al balcone di una casa spiega il momento alla gente,
piove, servono le luci,
poi, inizia la fatica dei portatori,
si passa davanti ad altre chiese,
ed altri spettatori osservano,
poi, sarà la giornata particolare, si incontra un'altra processione.
(foto di medicineman)
venerdì 6 marzo 2009
piccoli particolari e una buona frittura
(foto di medicineman)
mercoledì 25 febbraio 2009
sicilia double-face
La giornata inizia sul versante tirrenico, si sale, e dopo pochi tornanti si può dare uno sguardo alle Isole Eolie.
pochi chilometri dopo, il paesaggio cambia, non lo riconosco.
davvero, non lo riconosco.
però, bastano pochi chilometri ancora e tutto cambia di nuovo
e di nuovo
e ancora
e ancora...
(foto di medicineman)