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giovedì 29 settembre 2011

Mariastella, minatrice a sua insaputa

Ho un neutrino

Sotto al cuscino

Ed un fotone 

Nell'armadione

Con Dante e Petrarca

Ci vado in barca

Son diplomata

E lau-re-atta

Dell'istruzione ho il dicastero

So tutto per davvero

Son Mariastella

Geniale e bella

Tremate studenti

Attenti docenti

Più veloce della luce

Con aria truce

Vado in tivvu'

Non ridete più 

Prossimo passo

Percorrero'il tunnel

Ginevra Gran Sasso

Da me finanziato

E poi realizzato

Dal grande governo

Imbattibile e eterno

Del fare e del dire

Minchiate orbe a non finire

sabato 5 marzo 2011

ma che bel sogno


Sto dormendo, e devo fare un sogno in cui faccio finta di. Scarto i sogni erotici, non ho più il phisique du role, scarto i sogni alimentari, sono a dieta, e scarto i sogni di volare, precipitare, lottare che tanto ne faccio di mio.

Facciamo finta che io sia un deputato del pdl. La mattina mi sveglio e penso a come migliorare l'Italia, le sue infrastrutture, valorizzare i giovani con lo studio e il lavoro, combattere il malcostume e lo sbracamento globale. Poi, mi ricordo che sono stato scelto dal premier per fare leggi adatte a salvargli il culo flaccido. Devo immediatamente svegliarmi, ma non ci riesco, o forse si, ma nel frattempo il deputato pdl del sogno urla come un ossesso" Fanculo all'Italia e agli italiani".


martedì 7 settembre 2010

la geologia è materia estiva (prima e seconda parte)

Ieri ho depositato la prima parte sul mio profilo Facebook. Chi se la fosse persa, la recupera qui. Ecco.


 Il fiordifragola, il camillino, raramente il lemarancio. La cocacola nella bottiglietta di vetro, con le bollicine che si sentivano distintamente nel palato, una dopo l’altra, seduto col nonno al tavolinetto di metallo del Giardino Inglese.
La prima bicicletta, ero malato, lei era una Olmo rossa, passarono alcuni giorni prima che potessi usarla. I materassi arrotolati prima di partire per le vacanze, la fiat 600 grigio fumo, poi la fiat 1100 D, l’autostrada che allora si prendeva solo sul continente.
Fermati, se già condividi qualcosa, nella geologia dei tuoi ricordi, continua a leggere, altrimenti sarà tempo perso. E per me, che il tempo sta accelerando, anche troppo per i miei gusti, non è mia intenzione farti perdere tempo.
I nonni, non ne ho conosciuti molti, e tutti quanti erano irrimediabilmente vecchi, e privi di attrattiva per un bambino. Nel senso che o erano malati, o molto malati, o avevano altro da fare.
Le costruzioni Plastic City Italocremona, il Lego che era pure meglio ma costava di più, era un prodotto d’importazione, quelle costruzioni fatte di cubi e parallelepipedi di balsa colorati come se fossero pezzi di muro, o finestre e porte: ne venivano fuori case precarie.
La cinepresa 8 mm, poi quella in super 8, le pizze dei cartoni animati montati a casa da papà. Il visore stereoscopico, lo mettevi davanti agli occhi, abbassavi la levetta nera sulla destra e viaggiavi dal Grand Canyon alla Piazza della Concordia, e poi ti sembrava di esserci, in quel posto. Il corriere dei piccoli, poi pomposamente diventato corriere dei ragazzi, ma già ero abbastanza ragazzo per passare a letture alternative. Cassati, non mi piacevano proprio, i fumetti noir e quelli western e pseudo western, passai direttamente a Linus, bello grande, coi fumetti americani che parlavano di politica, erano sarcastici, satirici e sardonici, ma allora questi aggettivi non li conoscevo, mi piacevano e basta.
 Poi, la seconda bicicletta, a lungo sognai una Graziella cross, col cambio a cloche sul telaio, la sella lunga e lo schienale, ed uno dei nonni si era pure offerto di comprarmela, però poi papà mi fece comprare quella normale, di Graziella, bianca che si poteva anche piegare; una bici un po’ finocchia, se mi passate l’espressione, e con la quale ci si poteva ammazzare di fatica ma con le sue ruotine sempre troppo lenta andava.
Carosello, e i cartoni animati con personaggi improbabili che venivano dall’est europa, e poi Alvin, Braccobaldo, la domenica pomeriggio Disneyland, coi cartoni di Paperino e Topolino, documentari sulla vita degli animali, e rappresentazioni dell’America che andavano oltre il surreale, diventando metafisiche.
La spesa alla Standa, da trasportare nei sacchi di carta marroncino a righe, i pattini a rotelle allungabili, con una specie di chiavetta che dopo avevi sempre le mani sbucciate. L’odore delle stagioni che cominciava con gli odori dei tessuti inamidati dal sarto: a fine agosto le misure per i pantaloni di velluto, all’inglese, corti al ginocchio coi bottoncini di lato, le scarpe con la suola di para, i maglioni che saltavano fuori dalla naftalina. Il maxicappotto, il mio era un improbabile mongtomery lungo fino alla caviglia, poi chiesi alla mamma di accorciarlo, talmente era ridicolo.
L’ambra solare, l’ombrellone a righe verdi con i bastoni di legno, quei costumini da bagno larghi che scappavano via tutti gli ammennicoli, tanto in spiaggia eravamo quattro gatti.
Il gommoncino Pirelli gonfiabile, che a fine estate si riempiva di borotalco e si conservava nella sua sacca blu
(esiste ancora, credo). E la luce dorata del tramonto, quella sempre mi è piaciuta, anche se adesso ha un gusto un po’amarostico, quando vedo che il sole si sposta sull’orizzonte, e finirà per tramontare dietro la rocca di Cefalù, mentre prima si tuffava arancione nel mare, significa che l’estate sta finendo. E sorprendermi a domandarmi quante ancora avrò la fortuna di vederne, e fino a quando potrò tuffarmi e fare quelle quaranta bracciate nel mio stile indeciso, che comunque mi porta a quella distanza dalla riva sufficiente a non farmi più sentire pastina nel brodo salato del mare basso-dove-si-tocca.


Il mangiadischi ed i quarantacinque giri che i cugini più grandi (spesso molto più grandi di me) mi regalavano. Antoine, Silvye Vartan, Celentano, Caterina Caselli. La prima radio, una Sanyo a transistor, tascabile che la potevo portare ovunque, e poi quella che mi mettevo sotto al cuscino, la notte, per ascoltare quella musica pop e poi rock che durante il giorno non trasmettevano. Allora c’era solo la rai, col primo, il secondo ed il terzo canale radiofonico, che però era roba per secchioni, di quelli che sapevano chi era Tchaichowskij. Già, chi era?
Il radioregistratore Grundig, quando arrivò mi ricordo ancora la prima canzone che ci registrai al volo, colta dalla radio, era Minuetto di Mia Martini, che ci volete fare, a tredici anni mi piaceva (e penso che mi piacerebbe ancora).
Il Pongo, i lampostil, la gomma-pane e poi il Das, con le sue brave vernici per trasformare in minime opere d’arte quegli ammassi di argilla auto indurente.
Le figurine dei calciatori, roba da idioti diceva papà, ed infatti non ne completai mai un’album; mi vendicavo ritagliando le sagome delle automobili dai quattoruote che lui comprava, allora il listino delle auto era di un paio di pagine appena, e tutte le foto rigorosamente in bianco e nero.



Due pagine di ricordi, e saranno meno dell’uno percento. E’ che quest’anno, in spiaggia, la solita spiaggia, sempre la stessa da cinquant’anni (cinquanta? Così tanti?), mancano un sacco di facce, di volti noti: che qualche anno fa a chiedere ti sentivi rispondere che avevano cambiato spiaggia, oggi ho paura a chiedere. Che il caso migliore è che quel signore, il papà di amici più giovani di te, bambini allora, padri di bambini adesso loro stessi, che quel signore dicevo prima abbia impiantato un pacemaker e che preferisca la canasta alla spiaggia. Che per altri è meglio non chiedere, tanto prima o poi me lo verranno a dire.
Il futuro? Ha le stimmate ai piedi: quelle che mi sono procurato girando per una Milano asfissiata a fine luglio, nel tentativo-miseramente fallito-di trovare un appartamento in grado di accogliere (bozzolo di sicurezza, utero confortevole, stanze per studiare) il mio secondogenito che ha deciso di diventare ingegnere. Ammilano.
Lo guardo e me lo dico “sono i tuoi ultimi giorni d’infanzia, baby. Goditeli, perché tra cinque anni o poco più non avrai più tempo di farlo, se tutto va per il verso giusto verrai travolto dalla vita, diventerai ingranaggio, comincerai a guadagnare, e in Sicilia ci tornerai, spero, solo da turista, portandoti dietro dei colleghi a cui fare conoscere la bellezza di questa terra, e dopo anche una donna, ed infine dei picciriddi che parleranno…che parleranno come? Inglese, tedesco, spagnolo?”.
Lo guardo e non glielo dico, lo scoprirà da solo.
Il futuro? E’ un dottorato di ricerca in Francia, dice il primogenito, e dopo? E dopo?
La Sicilia? Tornateci solo da turisti, dico io. Solo da turisti, che non abbiamo lingue sufficientemente lunghe e raspose per leccare culi e poi raggiungere l’insperato traguardo di fare l’operatore di call-center laureato o il precario a vita.

 
 


 
 


La Sicilia? Scherzando dico agli amici, che vogliono forse sentire la mia opinione (uno che scrive libri ha quasi sicuramente un’opinione da condividere, spesso cambia da un giorno all’altro, ma non ha importanza) la Sicilia dovrebbe essere ricoperta nottetempo da una cupola di vetro, senza uscite, e sotto questa cupola dovrebbero restarci tutti i siciliani, me compreso (e anche voi, amici sulla spiaggia, inutile che ridete se ancora non avete capito dove voglio andare a parare), e dopo aprire il gasdotto che viene dall’Algeria, per tre giorni, giusto il tempo di sterminarci tutti, i Siciliani. Tutti. Politici, parrini, intellettuali, mafiosi, impiegati del comune, dipendenti dell’Ato, burocrati, professori, panellari, ristoratori, parcheggiatori abusivi, figli di buttana, scrittori, giornalisti e invalidi.
E dopo tre giorni, fare arrivare alcune migliaia di islandesi, canadesi, giapponesi, gente di buona volontà, con le ruspe e i cartelli. Con le ruspe per buttare a mare i cadaveri dei siciliani (quelli scampati dovrebbero avere l’ostracismo al ritorno, assoluto) per fare ingrassare i tonni (si dice che i tonni mangino volentieri i cadaveri degli extracomunitari andati a picco nel canale di sicilia) e i cartelli dove dovrebbe essere scritto “Sicilia, paradiso
terrestre per i turisti: vietato l’accesso a tutti quelli che vengono senza amore”. Niente fabbriche, niente uffici, niente assessorati e assessori. Solo le spiagge, le campagne, le montagne, i vulcani, i tramonti, le pecore, la ricotta, la pasta coi ricci, il profumo della zagara.
Qualcuno, in spiaggia si sta allontanando facendo quel gesto a verso di cacciavite sulla tempia che ha un suo preciso significato, altri si stanno toccando gli attributi, qualche signora dice che proprio ora che è diventata capufficio o dirigente proprio non le piace questa prospettiva.
I ragazzi e i bambini mi guardano e restano senza parole, forse pensano che sono pazzo o che l’ho sparata grossa.
Il futuro? Scrivere un romanzo, ci vuole tempo e solitudine. Oppure. Oppure fare il ristoratore ad Oslo, o a Milwakee, oppure in qualche città della Cina che non hanno ancora costruito ma che tra sei giorni sarà già lì, con cinque milioni di abitanti, le macchine e tutto il resto, e cucinare pasta coi ricci, sarde a beccafico, spatola impanata, polpette col sugo di estratto, e cassate e cannoli da farci venire il diabete, a chi se le mangia. E sperare che i  miei figli (ops, il miei non è da intendersi in senso possessivo, ma solo attributivo) ci restino per un po’, in quelle città, e non mi costringano a lasciare il ristorante così presto, che poi ve lo immaginate di entrare in un ristorante all’estero che si chiama “Quattru seggie- sapori delle Madonie” e poi scoprire che lo
gestisce un norvegese, un messicano americano o un cinese?
 


lunedì 14 dicembre 2009

schifoso dietrologo







Ecco, qualcuno penserà che sono appassionato di sesso anale. Ma non è così. Sono uno schifoso dietrologo, nel senso che quando vedo sangue e gesti barbari, mi viene da pensare sempre "cui prodest?".

Il dietrologo allora sale, anzi salta, in cattedra. a quattro mani, che il dietrologo è sempre curioso e dannoso come una scimmia. Come un gorilla di stazza media, nel mio caso. (a proposito, che facevano ieri i corrucciati gorilla auricolarizzati del premier? sorbivano una cioccolata calda al Bar Motta?)

Secondo me, e chi perdona i peccati di pensiero mi perdoni (o no, me ne frego), il souvenir non è una via d'entrata nella spirale di violenza anti mister B, ma la via d'uscita. Ecco, la via d'uscita. Che siccome si capisce da un pezzo che le rotelle non gli girano più col turbo come una volta, qualcuno gli avrà detto: non ti dimettere, faresti una figura del menga, ma. Ma, se si tratta di sicurezza personale, puoi farti da parte. C'è un grande centro pronto a raccogliere quello che Mr. F sta zappettando da un bel pò. Quindi, Mr. B torna ad occuparsi solo (magari...) degli affaracci suoi, segnato irreparabilmente dal vulnus facialis, mentre Mr. F con Mr. C e Mr. R si fanno un bel grande centro biancogrigio, e amen.

E la lega,se lo piglia nel c. Ah, maniaco che non sono altro! Dietrologo!

venerdì 8 maggio 2009

veronica e la fisarmonica


Veronica!

Suona la fisarmonica

Mediatica.

Emette lai e bai,

L’onore è ferito

Mentre quel bel tomo,

del berlusca marito,

Combina guai.

Festeggia la minorenne

tocca il cul all’ottantenne.

Si farebbe la Tatcher

dentro il freezer.

Papi si fa chiamare,

l’arzillo tombeur!

Regala brillanti,

promette roboante

"Seggi Assicurati"

nei vari parlamenti

a veline, tronisti e cantanti.

Veronica!

Butta la fisarmonica:

Prendi un martello

e un mattarello,

rompili in testa a quello,

bellimbusto e porcello.

Tutto ha una ovvia causa

la sua è l’andropausa.

mercoledì 8 aprile 2009

Onorevole Erode


Caro Onorevole Erode, caro Senatore Erode, caro Ingegnere Erode, caro Costruttore Erode, caro Funzionario Erode, caro Ispettore Erode, cari Voi che non avete controllato, deciso, autorizzato, verificato, tranne che al momento di chiudere un occhio e aprire una tasca per infilarvici dentro una luminosa mazzetta, vi domando: che civiltà è. che stato è. che progresso è.


Che civiltà è quella che chiude un occhio e lascia distruggere il proprio futuro, non curandosi della sicurezza di tutti quei giovani ( e magari anche figli vostri, oppure li avete mandati in Svizzera, a studiare) lasciati al proprio destino in una casa dello studente costruita con la polvere. Una politica che non protegge adeguatamente chi sta sacrificandosi allo studio, per costruire il futuro della nazione, non è  degna di presentarsi a sbraitare arrogandosi consenso davanti a noi.


 

mercoledì 25 febbraio 2009

sicilia double-face

La giornata inizia sul versante tirrenico, si sale, e dopo pochi tornanti si può dare uno sguardo alle Isole Eolie.


filicudi invernale rid










pochi chilometri dopo, il paesaggio cambia, non lo riconosco.


tanta neve in sicilia 23 feb












davvero, non lo riconosco.


tanta neve 23 feb











però, bastano pochi chilometri ancora e tutto cambia di nuovo


nicosia 1 rid













e di nuovo


nicosia 3 rid














e ancora


nicosia 4 rid


 


 


 


 


 


 


 


 


 


e ancora...


nicosia 2 rid


 


 


 


 


 


 


 


 


 


 


 


 


(foto di medicineman)

domenica 22 febbraio 2009

bit, beat e il biglietto verde

vacca d


 


 


 


 


 


 


 


 


 


 


 


 


 


 


 


(foto di medicineman)


Che io non c'ero mai andato. Perchè mai avrei dovuto andarci? Non è che uno la mattina si alza dal letto, alza la serranda, guarda fuori, vede la signora del palazzo di fronte che batte i tappeti e dice oggi vado a Milano alla BIT. Ah, si la BIT è la borsa internazionale del turismo. Però da un paio d'anni (forse tre, non mi ricordo bene) la medmoglie ha aperto il bed&breakfast. E così un paio di settimane fa mi ha detto che saremmo andati a Milano, ospiti in uno stand di amici. Vabbè andiamo ho risposto io; fai i biglietti ha ridetto lei. Quindi ho demolito 40mila punti dalla mia carta millemiglia per comprare i ticket aerei, effettuato la prenotazione di un albergo che non fosse distante dal polo fieristico, verificato che i transfer fossero umani e compresinelprezzo. Ho visto il mondo, almeno quello che si può vedere attraverso gli occhi, i gesti ed i depliant patinati esposti negli stand. Sabato mi sono messo in mezzo a distribuire i depliant del bed&breakfast, ed ho avuto modo di conoscere un po’ di persone. Molti di quelli a cui allungavo il biglietto verde (beh è verde…) sussurrando “palermo, alloggio al centro storico di palermo” si soffermavano a scambiare quattro chiacchiere. Ho beccato un fanatico dei radiohead, un collezionista di tappi di birra, anziani scarpinatori folli, alcuni che conoscono la città meglio di me, molti che mi hanno detto che Palermo è lontana ma chiedendogli dove sarebbero andati in vacanza quest’anno il più vicino si sarebbe recato a capo nord. Appunto, come mai, e un altro signore me l’ha spiegato, dicendomi che in ogni caso era convinto che il nord fosse più raggiungibile, più umano, più semplice. Poi a lui ho detto se sapeva che la maggior parte dei beni culturali mondiali sta al di sotto di Roma e lui ha risposto che in fondo dei beni culturali non gliene importava poi tanto, la vacanza è tutta in una buona grappa. Ah, ho capito. Un agente di viaggio peruviano mi ha invitato in Perù, e dopo verrà a Palermo, una signora è scappata, un’altra si è messa le mani nei capelli, ho incontrato uno che pensava di avere fatto il militare con me ma non era vero però ci siamo abbracciati lo stesso. Alcuni ragazzi insospettabili hanno detto cose orrende su Palermo, altri sembravano sorpresi del mio invito. Alla fine avevo due piedi arrosto, i polpacci a palloncino, la gola secca. E venticinque chili di sogni gratuiti, stasera butto un po’ di carte .

venerdì 6 febbraio 2009

armi di distrazione di massa



Cosa fa il premier, spalleggiato dal governicchio intero, per distrarre l'attenzione degli italiani dai seri problemi causati dallo squagliarsi della bufala della finanza creativa.? Guai a pensare alla crisi, potrebbe esserci il pericolo che la plebe inizi a risparmiare e a non comprare più alle televendite spernacchiate sulle reti di sua emittenza. Usa armi di distrazione di massa, costringendo i telegiornali a parlare per quindici minuti del fatto che è obbligatorio tenere in vita un corpo che la vita ha abbandonato già da tempo. Un decreto! Si stabilisce l'obbligo a imputridire in un letto per decreto. Il governo labrador prende l'osso e lo deposita ai piedi del vaticano, che da giorni latrava intorno al fatto che nessuno può decidere di morire se quella che vive non è più vita. Seconda bordata di missili con l'approvazione del decreto sicurezza: se vorranno, i medici potranno denunziare gli extracomunitari che si dovessero rivolgere a pronto soccorso e ospedali. Qualcosa non mi quadra: chi vorrebbe essere curato perchè sta male non può essere curato, anzi rischia di andare in galera, invece chi vorrebbe smettere di soffrire è condannato alla esistenza vegetativa obbligatoria.


Piove, governo labrador!

domenica 7 dicembre 2008

sabato pomeriggio (lirica nazionalpopolare)

sabato pomeriggio


 


 


 


 


 


 


 


 


 


 


foto di medicineman


Lei, ha un peluche

strapazzato

in testa.

E due gambotte

al plasmon.

Sembra un tubetto

pressato

di dentifricio

al neon

non ancora terminato.

Lui, ha la sua faccia.

Come quale?

Quella di uno

che trascina

una strizzata donna

con peluche biondo

e minigonna.

 

S’incontrano le coppie

sul marciapiede.

L’uomo saluta

graziosamente chiede:

Come stanno i figlioli?

E la vacanza?

È andata bene?

La moglie guarda oltre:

Alla vetrina

del gioielleriere.

Fossi già morta,

pensa sorridendo

mentre tende la mano

alla consorte

del ragioniere.

 

Ah questa crisi!

Mi fa star male.

Dice il negoziante

mentre legge il giornale

appoggiato alla cassa.

Sta in ozio,

la gente passa

davanti alla vetrina.

Ma di entrare a comprare

collant e reggipetto

non se ne deve parlare.

Sembra quasi un dispetto:

Deve restare vuoto,

il negozietto.

 

Ottimismo, ci vuole!

Sentenzia perfetto

 il presidente del consiglio.

Sbraitando sornione

pettinato senza un difetto

alla televisione.

C’è da rifar le suole

delle scarpe di tuo figlio

disse la moglie

al prestigiatore.

che se lo ricorda

mentre tira fuori il coniglio

durante lo spettacolo.

Gli scappa da pisciare

all’animale, e la fa.

Rovina il cilindro

è da buttare.

Rosmarino ed aglio

Virtualmente gettati

nella casseruola,

andranno sfrigolando

a rosolare

insieme all’orecchiuto

traditore.

guanti o colletto

Diventerà la pelle

dell’animaletto.

 

martedì 21 ottobre 2008

good news








Pecorella ritira la propria candidatura a componente della Corte Costituzionale.
Aveva paura di fare la fine del capro espiatorio.

venerdì 17 ottobre 2008

belpaese 2 (di nuovo Gomorra)


 


"voglio una vita, ecco. Voglio una casa. Voglio innamorarmi, bere una birra in pubblico, andare in libreria e scegliemi un libro leggendo la quarta di copertina. Voglio passeggiare, prendere il sole, camminare sotto la pioggia, incontrare senza paura e senza spaventarla mia madre. Voglio avere intorno i miei amici e poter ridere e non dover parlare di me, sempre di me come se fossi un malato terminale e loro fossero alle prese con una visita noiosa eppure inevitabile"


Roberto Saviano


e subito sono arrivate le frasi di circostanza del Presidente della Repubblica e del Presidente del Consiglio. Purtroppo quelle frasi non hanno l'efficacia di un giubbotto antiproiettile o di una vettura blindata. Quelle frasi potranno servire per comporre i coccodrilli.  Non capisco, non capisco perchè nonostante siano stati fatti nomi e cognomi, quella della Campania viene considerata zona franca, in cui lo stato può entrare solo con frasi di circostanza. Adesso ci vogliono i fatti. Perchè un'Italia senza Roberto Saviano è una nazione svuotata, in cui si può solamente sopravvivere e subire le arroganze di chi il potere lo ha preso con la pistola e di chi lo ha preso con il voto.

martedì 14 ottobre 2008

Belpaese

Immagine











Che non è solo quello scaduto e riciclato (accattativillo, vuol dire fiducia...), che poi non sarebbe nemmeno una novità, basta guardare alle norme salva Carnevale, al senatore condannato Totòcuffaro, alla merce di scarto che dai teleschermi strombazza le virtù del Premier.
Per esempio, Belpaese è quello che va alla partita di calcio in Bulgaria e si porta da casa le bandiere con le svastiche e i cori nazisti.
Belpaese è quello che non prenderà sul serio Saviano finchè non lo manderanno in orbita con una tonnellata di dinamite ( nel belpaese è tipico fare morire la gente che ha il coraggio e lo usa, e dopo che l'hanno accoppato intitolargli un aeroporto o un premio letterario).
Belpaese è quello che va in a'merica e si bacia con il pessimo George e gli dice che passerà alla storia: certo, ai libri di storia per avere scatenato una guerra evitabile.
Belpaese è anche quello che da quando il petrolio non costa più centotrenta dollari al barile il gasolio costa ancora un euro e quaranta al litro.
E per te, sconsolato o incazzato lettore di questo blog, qual'è il fulgido esempio di Belpaese?