Vox clamans in deserto. Scrittore in pausa, fotografo consumatore ossessivo di Sd Card, ascoltatore di tanta musica, brontolatore professionista.
mercoledì 29 giugno 2011
siccome non avevo da fare
http://hifimusica.blogspot.com/
in questa rivista online io mi occupo di recensioni di musica indie pop e indie rock e in genere di musica ignorante contemporanea.
leggetivillo.
martedì 7 settembre 2010
la geologia è materia estiva (prima e seconda parte)
Il fiordifragola, il camillino, raramente il lemarancio. La cocacola nella bottiglietta di vetro, con le bollicine che si sentivano distintamente nel palato, una dopo l’altra, seduto col nonno al tavolinetto di metallo del Giardino Inglese.
La prima bicicletta, ero malato, lei era una Olmo rossa, passarono alcuni giorni prima che potessi usarla. I materassi arrotolati prima di partire per le vacanze, la fiat 600 grigio fumo, poi la fiat 1100 D, l’autostrada che allora si prendeva solo sul continente.
Fermati, se già condividi qualcosa, nella geologia dei tuoi ricordi, continua a leggere, altrimenti sarà tempo perso. E per me, che il tempo sta accelerando, anche troppo per i miei gusti, non è mia intenzione farti perdere tempo.
I nonni, non ne ho conosciuti molti, e tutti quanti erano irrimediabilmente vecchi, e privi di attrattiva per un bambino. Nel senso che o erano malati, o molto malati, o avevano altro da fare.
Le costruzioni Plastic City Italocremona, il Lego che era pure meglio ma costava di più, era un prodotto d’importazione, quelle costruzioni fatte di cubi e parallelepipedi di balsa colorati come se fossero pezzi di muro, o finestre e porte: ne venivano fuori case precarie.
La cinepresa 8 mm, poi quella in super 8, le pizze dei cartoni animati montati a casa da papà. Il visore stereoscopico, lo mettevi davanti agli occhi, abbassavi la levetta nera sulla destra e viaggiavi dal Grand Canyon alla Piazza della Concordia, e poi ti sembrava di esserci, in quel posto. Il corriere dei piccoli, poi pomposamente diventato corriere dei ragazzi, ma già ero abbastanza ragazzo per passare a letture alternative. Cassati, non mi piacevano proprio, i fumetti noir e quelli western e pseudo western, passai direttamente a Linus, bello grande, coi fumetti americani che parlavano di politica, erano sarcastici, satirici e sardonici, ma allora questi aggettivi non li conoscevo, mi piacevano e basta.
Poi, la seconda bicicletta, a lungo sognai una Graziella cross, col cambio a cloche sul telaio, la sella lunga e lo schienale, ed uno dei nonni si era pure offerto di comprarmela, però poi papà mi fece comprare quella normale, di Graziella, bianca che si poteva anche piegare; una bici un po’ finocchia, se mi passate l’espressione, e con la quale ci si poteva ammazzare di fatica ma con le sue ruotine sempre troppo lenta andava.
Carosello, e i cartoni animati con personaggi improbabili che venivano dall’est europa, e poi Alvin, Braccobaldo, la domenica pomeriggio Disneyland, coi cartoni di Paperino e Topolino, documentari sulla vita degli animali, e rappresentazioni dell’America che andavano oltre il surreale, diventando metafisiche.
La spesa alla Standa, da trasportare nei sacchi di carta marroncino a righe, i pattini a rotelle allungabili, con una specie di chiavetta che dopo avevi sempre le mani sbucciate. L’odore delle stagioni che cominciava con gli odori dei tessuti inamidati dal sarto: a fine agosto le misure per i pantaloni di velluto, all’inglese, corti al ginocchio coi bottoncini di lato, le scarpe con la suola di para, i maglioni che saltavano fuori dalla naftalina. Il maxicappotto, il mio era un improbabile mongtomery lungo fino alla caviglia, poi chiesi alla mamma di accorciarlo, talmente era ridicolo.
L’ambra solare, l’ombrellone a righe verdi con i bastoni di legno, quei costumini da bagno larghi che scappavano via tutti gli ammennicoli, tanto in spiaggia eravamo quattro gatti.
Il gommoncino Pirelli gonfiabile, che a fine estate si riempiva di borotalco e si conservava nella sua sacca blu (esiste ancora, credo). E la luce dorata del tramonto, quella sempre mi è piaciuta, anche se adesso ha un gusto un po’amarostico, quando vedo che il sole si sposta sull’orizzonte, e finirà per tramontare dietro la rocca di Cefalù, mentre prima si tuffava arancione nel mare, significa che l’estate sta finendo. E sorprendermi a domandarmi quante ancora avrò la fortuna di vederne, e fino a quando potrò tuffarmi e fare quelle quaranta bracciate nel mio stile indeciso, che comunque mi porta a quella distanza dalla riva sufficiente a non farmi più sentire pastina nel brodo salato del mare basso-dove-si-tocca.
Il mangiadischi ed i quarantacinque giri che i cugini più grandi (spesso molto più grandi di me) mi regalavano. Antoine, Silvye Vartan, Celentano, Caterina Caselli. La prima radio, una Sanyo a transistor, tascabile che la potevo portare ovunque, e poi quella che mi mettevo sotto al cuscino, la notte, per ascoltare quella musica pop e poi rock che durante il giorno non trasmettevano. Allora c’era solo la rai, col primo, il secondo ed il terzo canale radiofonico, che però era roba per secchioni, di quelli che sapevano chi era Tchaichowskij. Già, chi era?
Il radioregistratore Grundig, quando arrivò mi ricordo ancora la prima canzone che ci registrai al volo, colta dalla radio, era Minuetto di Mia Martini, che ci volete fare, a tredici anni mi piaceva (e penso che mi piacerebbe ancora).
Il Pongo, i lampostil, la gomma-pane e poi il Das, con le sue brave vernici per trasformare in minime opere d’arte quegli ammassi di argilla auto indurente.
Le figurine dei calciatori, roba da idioti diceva papà, ed infatti non ne completai mai un’album; mi vendicavo ritagliando le sagome delle automobili dai quattoruote che lui comprava, allora il listino delle auto era di un paio di pagine appena, e tutte le foto rigorosamente in bianco e nero.
Due pagine di ricordi, e saranno meno dell’uno percento. E’ che quest’anno, in spiaggia, la solita spiaggia, sempre la stessa da cinquant’anni (cinquanta? Così tanti?), mancano un sacco di facce, di volti noti: che qualche anno fa a chiedere ti sentivi rispondere che avevano cambiato spiaggia, oggi ho paura a chiedere. Che il caso migliore è che quel signore, il papà di amici più giovani di te, bambini allora, padri di bambini adesso loro stessi, che quel signore dicevo prima abbia impiantato un pacemaker e che preferisca la canasta alla spiaggia. Che per altri è meglio non chiedere, tanto prima o poi me lo verranno a dire.
Il futuro? Ha le stimmate ai piedi: quelle che mi sono procurato girando per una Milano asfissiata a fine luglio, nel tentativo-miseramente fallito-di trovare un appartamento in grado di accogliere (bozzolo di sicurezza, utero confortevole, stanze per studiare) il mio secondogenito che ha deciso di diventare ingegnere. Ammilano.
Lo guardo e me lo dico “sono i tuoi ultimi giorni d’infanzia, baby. Goditeli, perché tra cinque anni o poco più non avrai più tempo di farlo, se tutto va per il verso giusto verrai travolto dalla vita, diventerai ingranaggio, comincerai a guadagnare, e in Sicilia ci tornerai, spero, solo da turista, portandoti dietro dei colleghi a cui fare conoscere la bellezza di questa terra, e dopo anche una donna, ed infine dei picciriddi che parleranno…che parleranno come? Inglese, tedesco, spagnolo?”.
Lo guardo e non glielo dico, lo scoprirà da solo.
Il futuro? E’ un dottorato di ricerca in Francia, dice il primogenito, e dopo? E dopo?
La Sicilia? Tornateci solo da turisti, dico io. Solo da turisti, che non abbiamo lingue sufficientemente lunghe e raspose per leccare culi e poi raggiungere l’insperato traguardo di fare l’operatore di call-center laureato o il precario a vita.
La Sicilia? Scherzando dico agli amici, che vogliono forse sentire la mia opinione (uno che scrive libri ha quasi sicuramente un’opinione da condividere, spesso cambia da un giorno all’altro, ma non ha importanza) la Sicilia dovrebbe essere ricoperta nottetempo da una cupola di vetro, senza uscite, e sotto questa cupola dovrebbero restarci tutti i siciliani, me compreso (e anche voi, amici sulla spiaggia, inutile che ridete se ancora non avete capito dove voglio andare a parare), e dopo aprire il gasdotto che viene dall’Algeria, per tre giorni, giusto il tempo di sterminarci tutti, i Siciliani. Tutti. Politici, parrini, intellettuali, mafiosi, impiegati del comune, dipendenti dell’Ato, burocrati, professori, panellari, ristoratori, parcheggiatori abusivi, figli di buttana, scrittori, giornalisti e invalidi.
E dopo tre giorni, fare arrivare alcune migliaia di islandesi, canadesi, giapponesi, gente di buona volontà, con le ruspe e i cartelli. Con le ruspe per buttare a mare i cadaveri dei siciliani (quelli scampati dovrebbero avere l’ostracismo al ritorno, assoluto) per fare ingrassare i tonni (si dice che i tonni mangino volentieri i cadaveri degli extracomunitari andati a picco nel canale di sicilia) e i cartelli dove dovrebbe essere scritto “Sicilia, paradiso terrestre per i turisti: vietato l’accesso a tutti quelli che vengono senza amore”. Niente fabbriche, niente uffici, niente assessorati e assessori. Solo le spiagge, le campagne, le montagne, i vulcani, i tramonti, le pecore, la ricotta, la pasta coi ricci, il profumo della zagara.
Qualcuno, in spiaggia si sta allontanando facendo quel gesto a verso di cacciavite sulla tempia che ha un suo preciso significato, altri si stanno toccando gli attributi, qualche signora dice che proprio ora che è diventata capufficio o dirigente proprio non le piace questa prospettiva.
I ragazzi e i bambini mi guardano e restano senza parole, forse pensano che sono pazzo o che l’ho sparata grossa.
Il futuro? Scrivere un romanzo, ci vuole tempo e solitudine. Oppure. Oppure fare il ristoratore ad Oslo, o a Milwakee, oppure in qualche città della Cina che non hanno ancora costruito ma che tra sei giorni sarà già lì, con cinque milioni di abitanti, le macchine e tutto il resto, e cucinare pasta coi ricci, sarde a beccafico, spatola impanata, polpette col sugo di estratto, e cassate e cannoli da farci venire il diabete, a chi se le mangia. E sperare che i miei figli (ops, il miei non è da intendersi in senso possessivo, ma solo attributivo) ci restino per un po’, in quelle città, e non mi costringano a lasciare il ristorante così presto, che poi ve lo immaginate di entrare in un ristorante all’estero che si chiama “Quattru seggie- sapori delle Madonie” e poi scoprire che lo gestisce un norvegese, un messicano americano o un cinese?
lunedì 28 dicembre 2009
gran rottura di palle dalla russia (elena, smettila)
Come dicono in molti, magari dallo spazio profondo qualcuno ci manda email, che sono il mezzo di comunicazione più diffuso sulla terra (grazie, amici spammers), ma sicuramente i nostri antivirus li scartano, gli antispam li cestinano, noi non li leggiamo mai. Invece, da due anni stà stronza sovietica continua a mandarmi ( e la manda a migliaia di altri stronzi dotati di posta elettronica) la stess lacrimosa lettera, che allego. Mi domando: quanto pensa di incassare, l'autore di questo natalizio raggiro?
Elena scrive:
Salve,
Il mio nome e` Elena, ho 33 anni e vivo in una provincia in Russia. Io
lavoro in una libreria e posso usare computer dopo il mio lavoro, quando
possibile. Ho trovato il vostro indirizzo in internet e ho deciso di
scrivere questa lettera.
Ho una figlia - che e` di 8 anni, suo padre ci ha lasciato e viviamo
insieme con mia madre.
Come risultato di una profonda crisi finanziaria che mia madre
improvvisamente perso il lavoro e la nostra situazione e` diventata
molto difficile.
Prezzo del gas e dell'elettricita` sono molto costosi nella nostra
citta` e non possiamo usarlo per riscaldare la nostra casa piu`.
Il clima e` molto freddo qui gia` e la radio dice che la temperatura nella nostra regione saranno fino a meno 25
gradi Celsius, alla fine di questa settimana. Siamo molto paura e non
sappiamo cosa fare.
L'unico modo possibile per noi, per riscaldare la nostra casa e` quello
di usare legna portatile forno, che forniscono il riscaldamento dal
legno che brucia. Abbiamo abbastanza legno nella nostra provincia e
questo calore del forno la nostra casa tutto l'inverno per il prezzo
minimo.
Purtroppo non possiamo comprare questo forno nel nostro mercato locale
perche' il suo prezzo e` equivalente a circa 191 Euro e non abbiamo una
tale quantita` di denaro.
Ho deciso di fare appello a voi con una preghiera nel mio cuore per un
piccolo aiuto. Se avete qualche vecchio forno a combustione portatile in
legno e se non si usa piu`, saremo molto grati se potete donare a noi e
di organizzare il trasporto di questo forno al nostro indirizzo (175 km
da Mosca). Questi forni sono diversi, hanno fatto di ghisa e peso 100
kg.
Per favore fatemi sapere se potete aiutare e scrivero` il nostro
indirizzo di casa.
Da tutto il mio cuore vi auguro un Buon Natale. Mi auguro che il Nuovo
Anno 2010 vi portera` Hapiness e tutti i tuoi sogni!
Elena e la mia famiglia.
PS. Ho tradotto questa lettera con il traduttore di computer e per favore
di rispondere in inglese, perche' 'ho studiato l'inglese a scuola
e io non conosco la lingua italiana. Se si risponde in italiano,
«Non saro` in grado di capire voi e risposta alla Sua lettera. Grazie.
Elena, o chi per te, non lo sai che hai rotto?
lunedì 12 ottobre 2009
linee aeree puffe e gli occhi di vent'anni (che non ho più)
(foto di medicineman)
Strasburgo, molto meglio di quanto mi fossi immaginato. Piccola, ma non provinciale, un gran numero di giovani in giro, anche la sera, quando solitamente nelle città di provincia, specialmente se il clima non aiuta, tutti restano tappati a casa. A Strasburgo sabato sera, dopo l’impegno del congresso (non parlo ai congressi, semplicemente mi piazzo allo stand della società per cui lavoro e alleno il sorriso e l’inglese, oltr a fornire spiegazioni rilassanti su come siano buoni i farmaci che stiamo propagandando) mi ha raggiunto mio figlio. Già, a fine agosto, quasi a tradimento, è partito per fare l’Erasmus in Francia. Non sapevo che avesse queste intenzioni finchè non ci ha comunicato che era stato accettato nel programma e che sarebbe venuto a vivere in Francia per qualche mese. Sabato sera siamo stati insieme, siamo andati a cenare in un ristorante carino, non eravamo soli, lui ha dato a tutti l’idea di essere uno con le idee chiare, un bravo ragazzo studioso insomma. Non è solo un’idea, corrisponde abbastanza alla realtà.
(foto di medicineman)
(foto di medicineman)
Poi finalmente, dopo un lungo viaggio piovoso, siamo arrivati a destinazione. Ho sentito una strana sensazione di disagio, e non era il clima. Dopo che ho visto l’alloggio cubicolare in cui passerà i prossimi mesi, il cuore mi si è ristretto, come dopo un lavaggio in lavatrice col programma sbagliato. Mi sono chiesto perchè ha voluto punirsi abbandonando le comodità domestiche, le amicizie consolidate, l’uso di tutto quello che può servire ad un ragazzo di vent’anni , trasferendosi in un posto triste, alloggiando in una tana triste, condividendo con altri ragazzi uno spazio comune che sembra la sala d’aspetto di una stazione ferroviaria periferica, in cui l’unico conforto è indossare un auricolare e connettersi con skype agli affetti rimasti altrove. Da una parte i ragazzi e le ragazze europei, dall’altra quelli con problemi religiosi. Si, ho scritto bene, quelli con il problema di essere musulmani.
a proposito di pioggia, oggi mentre aspettavo di decollare è passata una tromba d'aria sull'aeroporto di Fiumicino. Ho immortalato l'arcobaleno smagliante spuntato subito dopo.
(foto di medicineman)
martedì 6 ottobre 2009
in questi posti, in questo weekend (lungo)
poi qui
e, se non piove, qui.
vabbè, è per lavoro, anche. Resoconto al ritorno.
sabato 3 ottobre 2009
confesso, ebbene sì
domenica 19 aprile 2009
per gli addetti ai lavori
(foto by Blackmamba)
Questo sono io: eh, chi se l'aspettava? Tutta stà messa in scena per informare gli addetti ai lavori , ovvero i blogger che sono anche biker (uh che accoppiata azzardata) che è online un nuovo (un altro!) blogmagazine, all'indirizzo www.lasiciliainmoto.it . Si, lo ammetto, ci scrivo pure io, ho una rubrica che si chiama scootervisions. Non solo per addetti ai lavori.
domenica 22 febbraio 2009
bit, beat e il biglietto verde
(foto di medicineman)
lunedì 29 dicembre 2008
farmer & future
Timbah sembrava il più svitato di tutti. Però ho dovuto ricredermi. E poi, abbiamo un progetto in comune.
Lui, appena finisce di studiare, metterà su una fattoria in Massachussets, io invece, appena andrò in pensione (o sarò prepensionato, o messo in mobilità o non so cosa), metterò a profitto i tre ettari di terra che mi sono toccati in eredità. Ne abbiamo discusso, lui con il suo americano dalle parole stiracchiate, con suo padre (papà...I'm papà) Mac (ma che significa Mac? Oh niente ha risposto lui, solo che mio nonno si chiamava Mac ed a mio padre è sembrato giusto mettermi Mac) che concordava con me. Il ritorno alla terra ci salverà. Una bella passeggiata in giro per Palermo, semideserta, Mac ed i suoi figli erano affamati e curiosi di tutte le specialità di road-food palermitano. Winnie, la sorella di Timbah, mi ha chiesto di aiutarla a preparare un itinerario in Sicilia (I love pasta&vino) che prendesse in considerazione più i ristoranti che i monumenti. E così ho fatto. Nota bene: Winnie non è la classica americanina cicciona, anzi. Mi hanno lasciato tutti, ma proprio tutti i loro recapiti. Siamo d'accordo, quando andremo a New York (sembra che ci andremo, tutta la med-famiglia, a luglio, per festeggiare un compleanno importante), ci sentiremo, e passeremo dalla loro casa in Massachussets.
20 pecore, 20 capre e 10 mucche. Una coppia di asini di Pantelleria. Questo è il mio progetto, e Timbah delle foreste che ha camminato senza scarpe nonostante il dicembre freddo umido di Palermo, è stato completamente d'accordo.
Fanculo al 2008, sembra che si usi ancora fare gli auguri per il 2009.
Beh, ve li faccio. Auguri per un 2009 meno pieno di pazzia che il precedente. Però, a sentire i notiziari alla radio, non sembrerebbe proprio.
domenica 23 novembre 2008
blog e nuvole
sono responsabile del contenuto dei balloons.
il resto della faccenda si trova nella home page di blog&nuvole
domenica 20 aprile 2008
da un'altra parte
da un'altra parte, sulle sponde di un oceano, ci sono specchi in cui vedersi, un pò diversi.
ci sono strade che portano al fiume, che però è anche mare, che salgono e anche scendono.
può succedere che per bere un caffè si debbano salire delle scale, e poi fermarsi un pò.
antico e moderno convivono, apparentemente senza ostacolarsi.
a sera, si gioca nella piazza, fino a quando l'ultimo bagliore lo permette.
da un'altra parte, ci sono sempre donne attaccate ad un telefono, che non si sa mai.
(quest'altra parte è Lisbona. Ci tornerò)