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mercoledì 16 settembre 2009

la merica parte II

autobotte di cambridge


 


 


 


 


 


 


 


 


 


 


 


(foto di medicineman)


Opere d’arte ambulanti.


I camion dei pompieri, enormi, lunghi e tirati a lustro, con delle grandi bandiere attaccate in coda, erano onnipresenti, dovunque siamo andati. Gli interventi delle ambulanze venivano accompagnati da questi incrociatori di terra rossi, che fendevano il traffico rumorosamente. Queste autobotti sono meglio di quelle di latta a frizione (i fortunati le avevano telecomandate a batteria) con la scritta fire dept con cui tutti abbiamo giocato da piccoli.


pranzo a  greenwich













(foto di medicineman)


11 sett a greenwich village 3













(foto di medicineman)


Come andiamo al Greenwich Village? Abbiamo chiesto ad un passante. E lui ha detto che avremmo capito di essere lì non appena si arrivava in un quartiere dove le strade non avevano la struttura classica di New York, tutta di rette parallele, ma che formavano un reticolo confuso, disordinato. Vi accompagno, ha detto lui, tanto sono due passi e vado anch'io da quella parte. E'successo spesso, che le persone si fermassero a chiederci se avevamo bisogno, vedendoci con una cartina in mano. Al Greenwich Village, ad un certo punto su di una recinzione abbiamo visto una collezione di piastrelle decorate. Come ex-voto. Solo che avvicinandoci  è venuto fuori che si trattava di dipinti e decorazioni fatte da amici e parenti di gente morta l’undici settembre di otto anni fa.  Il tema principale è la pace, e la coesione del popolo americano, molte sembrano fatte da bambini, o da gente che non ha dimestichezza con la pittura, ma vederle lì, fa un certo effetto. A me ha fatto molto più di un certo effetto. Alla trattoria irlandese, sottopiatti letterari, tutti diversi, ma pensa un pò, proprio a me.


(II-segue)


giovedì 10 settembre 2009

la merica, il gatto dai d.a.s., l'estate bella (parte 1)

il gatto a sciabola


 


 


 


 


 


 


 


 


 


 


 


(foto di medicineman)


L’estate è cominciata il 24 luglio, con la nostra partenza per gli stati uniti, il nostro primo viaggio in direzione della merica, dove nessuno di noi era stato prima d’allora. Avevamo tanti timori e tante aspettative, possiamo dire che la maggior parte dei timori è stata dissipata, e che le aspettative sono state realizzate appieno. Però prima parliamo del gatto nella foto.



Dal cofano della zafira nera usciva uno strano rumore. “giuliana, hai i gatti nel cofano?”. Eppure, aprendolo, nel cofano si vedevano due minuscoli occhietti azzurri. “ tu chi sei?” ho chiesto agli occhietti azzurri. Tutti quelli intorno al cofano hanno infilato la mano per tirare fuori quella pallina di pelo nero, ma lui non era tanto d’accordo, si è dimenato come una biscia, ha graffiato e soffiato come una tigre, infine è riuscito a scappare a rotta di collo nella campagna, perdendosi chissà dove.


Però la notte successiva, il vigliacco è venuto a piagnucolare sotto le finestre di casa; sono uscito un paio di volte per prenderlo, ma non appena sentiva che ero fuori a cercarlo, smetteva di piangere.


L’indomani mattina lo abbiamo chiamato, facendo il verso della mamma gatta, e lui rispondeva, perso chissà dove nella fitta macchia mediterranea. Al pomeriggio si è organizzata una vera e propria battuta di caccia. Alla fina l’abbiamo individuato, nascosto sotto un cespuglio di rovi. Uno ha fatto da battitore, l’altro si è appostatp dall’altro lato del cespuglio, sperando che uscisse proprio di lì. Ho fatto tanto di quel casino che alla fine è stato costretto ad uscire, proprio dal lato in cui c’era Fabrizio ad aspettarlo. L’ha achiappato, e di nuovo la palla di pelo nero ha tirato fuori il suo armamentario da tigre per tentare di fuggire, ma ha finito la sua sceneggiata dentro una scatola di cartone; una siringa piena di latte prima, e dei croccantini junior poi lo hanno covninto che poteva essere una solizione valida, quella di restare con noi per farsi svezzare. Guardandolo bene, qualcosa di tigresco gli è rimasto; i denti di sopra non collimano perfettamente con la mascella inferiore, cosicchè sembra proprio un...gatto dai denti a sciabola!



la merica




il primo sterotipo che voglio demolire è quello relativo al fatto che i viasggi in auto attraverso gli stati uniti rischiassero di trasformarsi spesso in orrende odissee tipo "un tranquillo weekend di paura”. nessun inseguimento da parte di autobotti assassine, nè pattuglie di poliziotti zombie dalla pistola facile. il tragittto tra washington e boston, circa mille chilometri, è stato facile, non faticoso, ed è bastato seguire l'onda del traffico per arrivare a destinazione.


highway

















(foto di medicineman)


Precisazione: l'auto che ho noleggiato aveva in dotazione il navigatore satellitare, altrimenti non saremmo arrivati da nessuna parte: le indicazioni stradali sono in effetti accurate per quel che riguarda i numeri di autostrade ed interstatali , ma non danno alcun supporto nel caso si conosca la destinazione ma non la strada per arrivarci. Dicevo che basta seguire l'onda del traffico, per cui anche se il limite di velocità era quasi ovunque compreso tra 50 e 60 miglia all'ora, che corrispondono ai nostri 80-100 kmh, le altre auto sulle strade a quattro corsie andavano tra le 6 e le 75, così mi sono adeguato, anche per evitare di essere di ostacolo.


Gli autogrill sono di due tipi, quelli dove c'è starbucks, mcdonald ed altri ristoranti di questo tipo e quelli in cui invece ci sono ristpranti di catene più economiche, in cui il livello di servizio e qualità dei cibi e delle bevande servite è veramente pietoso.


refugium peccatorum















(foto di medicineman)



Che bello fare mille chilometri con trentaciqnue dollari di benzina...ecco perchè molti americani preferiscono l’auto all’aereo per i viaggi interni. Tutto chiaro.


Poi, una sera che la magia ci aveva avvolti del tutto, su una piccola isola collegata alla terra con un ponte, in una villa dove aveva soggiornato persino greta garbo, un bicchiere rotto ha lacerato il polpastrello di uno dei miei figli.


Corsa in ospedale, ricovero al pronto soccorso, cinque punti di sutura. Dopo un mese è arrivato il conto, 2448 dollari. Avete letto bene, 500 dollari a punto. Si capisce perchè le lobbies non vogliono che la sanità diventi pubblica, perchè altrimenti questa fonte di ricchezza verrebbe dirottata dalle ricche tasche dei privati.


Ho stipulato-per eccesso di prudenza-una polizza assicurativa sanitaria prima di partire. Ora mi accorgo di aver fatto bene. Ne sarò sicuro quando arriverà il rimborso.


Faccio un paragone con la vita in italia: mangiare è più facile e costa meno, vestirsi costa meno (le lacoste in saldo a 28 euro...), viaggiare in auto costa meno. Sanità e case costano di più, le case in muratura al centro delle città, ovviamente, che quelle in legno sono in svendita.


Com’è per ora l’america? Con le infradito ed i piedi pittati, il 90% delle donne indossava infradito di plastica, di gomma, economiche. Scomparse le orrende crocs coi calzini, per fortuna. Il numero di saloon per manicure e pedicure era realmente impressionante, e con prezzi accessibili a tutti.



zoccoli tinti


 




















(foto di medicineman)



(fine parte 1)


martedì 7 luglio 2009

pure se la giri sottosopra

la riconosci, anche se ti metti a testa sotto a guardarla.


paris 8


 


 


 


 


 


 


 


 


 


 


 


 


 


 


 


 


ci sono gargoyles ad ogni angolo


paris 1


 


 


 


 


 


 


 


 


 


 


 


 


 


 


 


spuntano gatti dai posti più imprevisti


paris 5


 


 


 


 


 


 


 


 


 


 


c'è chi spara palle gigantesche


paris 4













e c'è chi manifesta rumorosamente, anche se nessuno capiva un'acca


paris 3











ci si trovano angoli inaspettati


paris 6


 


 


 


 


 


 


 


 


 


 


 


 


 


 


 


 


e ragazze che aspettano qualcuno per regalargli delle spine colorate


paris 7











infine, anche i cani si danno un'aria intellettuale, a Parigi.


paris 91


paris 9











tutte le foto sono di medicineman





colgo l'occasione per sospendere la pubblicazione di questo notiziario rarefatto. Il suo domatore manda in vacanza quei pochi neuroni ancora funzionanti. Prima di riprendere da Palermo passerà per New York, Washington, Boston, Pollina, Bruxelles, Valenciennes e Napoli.


Si ricomincia il 10 settembre, sicuramente con alcune cose da raccontare ed altre da commentare.


Ciau.





domenica 21 giugno 2009

colpo di maestrale

dalla finestra


 


 


 


 


 


 


 


 


 


 


 


 


 


 


 


(foto di medicineman)


 


Il caldo durava da giorni. La notte, se si dormiva era un'agonia, e se si sognava, si sognava di essere in guerra, o arrostiti vivi in un terribile incendio. Poi, svegliandosi, la camiciola del pigiama era zuppa di sudore. Magari nelle mattinate si richiudevano le persiane per provare a fermare la luce, che infuocava  tutto già dall'albeggiare. Quella notte i sogni erano stati più inquietanti; la scuola  e il terribile maestro Pizzuto che lo minacciava con la verga di bambù (anche se l'aveva lasciata da un pezzo,) i lanci col paracadute (ma quando mai lui si sarebbe lanciato col paracadute, aveva paura pure della corriera, altro che aereoplano), il libri contabili della putìa che si smarrivano tra gli scogli della marina e bisognava cercarle anche di notte tra topi e granchi neri e minacciosi. Però verso le quattro del mattino, che ancora neanche una spruzzata di rosa e azzurro annunciava la giornata, cominciò a ventilare. Saverio cercò il lenzuolo con il piede, se lo tirò sopra, fino al ventre. Poi, visto che il venticello stava rinfrescando la casa, si cummugghiò fino al collo. Abbracciò il cuscino e si riaddormentò. Alla mattina dopo, si sentiva meglio. I mali sogni l'avevano abbandonato, e s'era potuto fare una dormita di sette ore, come un picciriddo. S'alzò dal letto, spalancò le persiane sulla strada dove sacchetti e foglie s'assicutavano, soffiati dal maestrale. S'affacciò nel balconcino che guardava la piazza, ancora era presto, c'erano solo un cani vecchiu appoggiato al muro della chiesa che pareva morto, ma per come russava si capiva che era vivo, e due manovali che aspettavano la chiamata per la giornata di lavoro in campagna. Saverio resipirò profondamente, l'aria fresca gli squagliò l'angoscia e il catarro che aveva nel petto. Nella piazza passò la signorina Sara, la figlia di Don Ciccio, che andava ad aprire l'ufficio postale. "No", c'aveva detto Sara a Saverio qualche anno prima, "no, e se non te ne vai chiamo a mio padre". E così Saverio se n'era andato. Un colpo di vento nella piazza alzò la munnizza in  aria. La signorina Sara si mise la mano sul foulard, che voleva scappare via, premendolo sulla testa. Però il vento vastaso ci alzò la gonna di voile a fiori, e ci si videro per qualche istante le cosce e le mutande.  Saverio rientrò in casa, che l'effetto del vento fresco gli era già passato; angoscia e catarro ammuttavano lo sterno, forte. Sentì caldo, caldo da crepare.

martedì 16 giugno 2009

el topo ed il paracarro stanco


 


Si era arrivati al secondo tempo. Pirlo Giuseppe boccheggiava come una spigola bolsa. Già da qualche lunghissimo minuto dava l’idea di essere arrivato alla fine delle forze. E si sa, un giocatore intelligente ma stanco è un paracarro in mezzo al campo. Tutto intorno a lui saltabeccavano i giovani di belle speranze. Uno di questi, Rossi Giuseppe, nacque nel New Jersey appena 22 anni fa, in quella terra di cantautori e paludi, uno stato piccolo come uno sputo. Eppure Rossi Giuseppe sgattaiolava da tutte le parti. Ad un certo punto ha caricato la gamba sinistra, si è capito che stava per sparare una cannonata, ha sparato una bordata terribile, il piccolo Rossi, el topo del new jersey, si è alzato dal suolo, scoppio di energia e fili d’erba spezzata e polvere di gesso, e il pallone si è infilato dentro. Cazzarola, il pareggio, dopo che quegli altri con la maglia azzurra per sbaglio si erano fatti belli passando in vantaggio: gli americani facevano, gli americani. Con l’Italia, come si permettono. Poi però un altro che si è ricordato di avere un attrezzo da taglio al posto dei piedi ha sibilato una rasoiata e siamo andati al due a uno: quell’altro è De Rossi, il teppista dal gomito facile. Grosso correva come un cavallo al nitrometano, Lou Catoni non ne azzeccava una come al solito però rideva, si capiva che stava succedendo qualcosa di strano. Infatti il paracarro stanco, al novantaduesimo, è stato improvvisamente posseduto dall’anima di un brasileiro, una macumba di passi magici ha ipnotizzato il difensore ‘mericano, passaggio al doppio decimetro verso el topo  del new jersey che non poteva sbagliare, guidato dallo spirito guida di un puntatore di corazzata. Tre a uno e fanculo all’americani. Che ve lo immaginate il Berluschiotto, ci farà tre con la mano ad Obbama: quello però se vuole gli potrà dire cornuto, e a scanso di guerra nucleare potrà anche aggiungere, l’arbitro però. E chi vuole capire capisce.

lunedì 15 giugno 2009

quarantanovesima stagione (viste)

umbrella


 


 


 


 


 


 


 


 


 


 


 


 


foto di medicineman


umbrella and chairs


 


 


 


 


 


 


 


 


 


foto di medicineman


 


solitario on the beach


 


 


 


 


 


 


 


 


 


 


 


foto di medicineman


quello aperto, vale 24. Gli altri, uno.


(Poi, se avete qualche difficoltà, fatemi gli auguri lo stesso.)

lunedì 1 giugno 2009

quarantanovesima stagione



seagull













(foto di medicineman)



Fredda? no, non è fredda, buttati, poi basta che nuoti, vedrai che va bene. Eppoi è così trasparente, il bello della stagione appena iniziata. Tagliando la superfice, entrando diagonale sotto il pelo dell'acqua. Le solite dieci bracciate sotto, ad occhi aperti, rassicurato dal colore che conosco. E le altre venti frenetiche, veloci, per arrivare al traverso dello scoglio grande, poi ritornare a riva, altre venti bracciate in uno stile diverso, che mi consenta di respirare. Le cose restano tutte uguali, i sassi sono sempre gli stessi, le persone no, quelle prima crescono, poi cambiano, poi non ci saranno più. Magari hanno cambiato spiaggia, forse hanno cambiato dimensione (ma come, era così giovane. un tumore? proprio lui doveva pigliarsi). Guardati le mani, sei morto di freddo, vieni che ti asciugo, e mettiti l'ambra solare, che altrimenti stasera sarai tutto rosso, e non potrai dormire. Ancora uno sguardo, a sinistra la rocca di Cefalù, a destra i coni rovesciati delle Eolie; è ora di andare, ognuno porti le sue cose, non lasciate niente sulla spiaggia. Niente, solo i ricordi.

lunedì 8 settembre 2008

meglio tardi



antegatto e postgatto



 



questo lo spiego dopo.


























Madrilista



Prima parte della vacanza. Che non me lo immaginavo proprio. Temevo di andare incontro ad una città pomposa, tutta compresa nel suo ruolo di bomboniera monarchica. 



madrid 2



Invece no; dove sorgono edifici di fantasiosa architettura, spesso si legge “qui c’era la chiesa dei santi pinco e pallino” che siccome non se li filava nessuno è stata abbattuta e al suo posto c’è stò palazzone, che tanto se tra qualche decennio ai madrileni non piace più, un po’ di tritolo e lo buttano giù e ci fanno magari uno zoo o una piscina per anziani poveri convalescenti.



madrid 3



M’è piaciuta la metropolitana, le strade pulite, i ristoranti tipici, anche il caldo m’è piaciuto, che era secco e non faceva sudare. Poi, dopo qualche giorno, è caduto un aereo di potenziali bagnanti, e un po’ di dolore l’ho sentito anch’io, che di quell’enorme aeroporto mi ero beato. Tranne il fatto che l’aereo che arriva e parte da Palermo lo imbarcano da una specie di corridoio segreto, di quelli da dove possono passare solo irregolari e fantasmi.



madrid 6



Siamo entrati (e poi ci siamo tornati) in un ristorante asturiano, vicino la Puerta di Toledo, e siccome non capivamo niente della lista dei cibi uno dei camerieri ha capito la difficoltà e si è avvicinato, dicendoci che ci mandava il chico italiano, che poi ci ha spiegato: “qui si mangia in compagnia, dalla stessa padella e dalla stessa pentola, ordinate una cosa per volta, e vedrete che vi riempirete la pancia”. Infatti, con le raciones ci si mangiava in quattro, e poi restava voglia di assaggiare ancora qualcos’altro. Se passate da quelle parti una puntatina alla sidreria “la burbuja que rie” fatevela. E se proprio vi va di essere esotici, ordinate il sidro, che necessita di una mescita acrobatica, che da sola vale la spesa; altrimenti meglio la birra o il vino. Ma si, va tutto bene quando si sta tra gente accogliente. E poi, tra tutti quei Lopez e Fernandez e Rodriguez mi sentivo a casa.



 madrid 5



Trenta giorni di mare



Senza meduse, non se ne sono viste, e allora nuotate amniotiche, che ho ancora i seni paranasali pieni d’acqua salata, e bracciate sott’acqua tra le castagnole e le piccole occhiate. Però qualcuno mancava, ci sono stati dei giorni irreali, come se nulla fosse successo, come se l’equilibrio fosse ancora mantenuto. Il fatto che mi preoccupa e che comincio a conoscere un certo numero di vedovi e vedove miei coetanei, si vede che sto invecchiando.



 



Appuntamenti inevitabili



Con le persone che non si vedono per trecentotrenta giorni, fino all’agosto successivo, con quelli a cui viene voglia di dirlo, che non importa la frequenza e la presenza, siamo amici anche se ci parliamo ormai solo due o tre volte sulla spiaggia o al belvedere.



Con la casa, il giardino, gli alberi che crescono, qualcuno si dovrà tagliare per fare posto a qualcun altro che vegeta più impetuosamente, con la necessaria inevitabile manutenzione; lo scorso week-end ho finalmente riparato un avvolgi tubo cannibalizzandone un altro che si era rotto un paio d’anni fa e che-prudentemente-non avevo ancora buttato.



Con i tramonti, con i pensieri del dopo cena, con la domanda quanto durerà ancora, con le zanzare e gli uccelli notturni, e con la vendemmia, anticipata come sempre, e dimezzata da gazze e colombacci. Ho già in programma l’acquisto di una carabina a piombini per fare in modo che le cento bottiglie previste l’anno prossimo si riempiano davvero, di chardonnay e pinot grigio, torrefatti nella vigna che si calcina a sud, davanti alla casa.



Con le visite al cimitero, dalle quali ritorno sempre con l’urgente necessità di un collante emotivo, dato che a guardarli, i nomi ed i volti mi fanno sentire incolmabile e definitiva la mancanza dell’intera famiglia di mio padre. Ti porterò le rose del mio giardino, anche se so che i fiori non ti piacevano.



 



Musica, musica.



Chissà chi contatta i manager dei gruppi che si presentano all’Ypsigrock, quest’anno erano più di un paio i nomi di rilievo, a suonare nella piazzetta davanti al castello medievale.


art brut



Art Brut, rumorosi, dissacranti, la macchietta rock di Brian Ferry e compagni, e la sera dopo i DeUs, dei quali le radio FM quest’estate hanno mandato una hit in heavy rotation, facendo pensare al popolo italiano intero che loro siano dei sofisticati musicisti pop; siccome che Tangerine me li aveva amichevolmente consigliati, li conoscevo per quelli che sono, cioè dei tosti rocker di un paese dove il rock manco te l’aspetti, infatti vengono dal Belgio. Bravi, cento minuti spesi bene, che neanche loro ci credevano, e continuavano a ringraziare la Sicilia e l’Italia. Li avranno soffocati di mare, vino e sole, così imparano a vivere a Bruxelles.


DeUs



 













Ritorno alla normalità?



Praticamente, come già descritto, domenica 31 siamo tornati in città, lasciandoci dietro la sensazione di trenta giorni passati troppo velocemente, e la mattina presto dell’1 settembre ero in aeroporto, poco dopo scodellato a Firenze per una simpatica riunione tra colleghi di lavoro. Ovviamente non potevo fare a meno di fare quello che mi riesce meglio, cioè spiare il prossimo in aeroporto, o godermi le gesta dei passeggeri latitanti nello schiumoso vuoto emotivo che accompagna i viaggi aerei con risicate coincidenze.



Al ritorno da Firenze, un procione viaggiatore camuffato da magra donna presumibilmente dell’est Europa ha sgranocchiato, pescandole da un sacchetto di cellophane trasparente, un numero impressionante di mele e pesche. Forse si stava preparando al letargo, e quando è passata la hostess per il micro rinfresco che ancora Alitalia (ancora per poco, poveri i miei punti millemiglia che finiranno dissipati nel niente, come un peto di Tremonti) graziosamente somministra, la prociona non ha capito nulla, ha afferrato una bottiglia di cocacola e messo le mani nel cassettino con gli snack, e non c’era verso di farglieli restituire.



Menomale che l’hostess era di buonumore, e se l’è presa a ridere (pure io me la sono presa a ridere, per solidarietà con l’hostess) nonostante che, temo, perderà il posto. La mia vicina di posto plantigrada ha continuato a rosicchiare salatini e biscotti per tutto il viaggio, accompagnando il bolo con ampie sorsate di cocacola, e quando è ripassato il carrello-cestino ha buttato dentro pure quegli snack che non era riuscita a mangiare. Poi, ha ruttato in maniera composta, coprendosi la faccia con un fazzoletto di carta. Ecco il bello di viaggiare, si imparano usanze sempre nuove.



 



Questo lo spiego dopo


eccomi che lo spiego:



Siamo stati adottati, da lei.


gatta pollina


Grande mangiatrice di croccantini e lucertole, dispensatrice di fusa a tonnellate e strusciamenti sulle gambe, e contenitore ambulante di coccole a tempo: scaduto il tempo dissuadeva i coccolatori con precise unghiate, tipo freddy krueger, che ne portiamo ancora tutti i segni sulle mani.



Ma si sa, i gatti di campagna non vanno tanto per il sottile, e non sono avvezzi alle mollezze dei gatti cittadini.



Tanto, in città, al b&b della med-moglie, siamo stati adottati da un gatta’altra, pazza come una tempesta tropicale in scatola di montaggio, che si presenta solo se le si fischia (il muci-muci con cui si chiamano i gatti siculi con lei non funziona) e che per fare le feste preme con i cuscinetti delle zampe sulle mani e mordicchia, è di modi più urbani anche se inconsueti.



Ecco spiegato l’Al Stewart d’antan. Se proprio devo dargli un nome, questo me lo ricorderò come l’anno dei gatti.

sabato 21 giugno 2008

fulminati terza uscita, in compagnia

invito


 


 



 


 


cliccate sulla cartellina per visualizzare

e stampare l'invito


"i Fulminati incontrano I Biografismi di Ugo Ferrero"


letture e sculture


25 giugno ore 19,00 a Palermo.


lunedì 17 settembre 2007

sempre da imparare



Il
bagno marino di ieri è stato, finora, il migliore della stagione. Durante l'estate (la prego, Signora Estate, non finisca) non ho fatto niente di ciò che avevo programmato: non ho letto i sei libri che avevo accantonato per l'occasione (ne ho quasi finito solo uno), non ho fatto nessuna delle gite in moto che avevo immaginato.
Il mio telefono, complice anche la pessima copertura dei principali gestori nazionali, ha squillato poco, pochissimo. Venerdì pomeriggio a Fiumicino ho avuto la certezza che la mia vista notturna è pessima. Meglio (molto meglio) le visioni pomeridiane. C'è sempre da imparare.

mercoledì 5 settembre 2007

i vermi sul soffitto, ramon, la differenza e la fine dell'estate

uno due tre















uno, due,tre (acrilico su tela sprecato da medicineman)

I vermi sul soffitto


Riaprendo casa dopo quattro settimane di ferie ci siamo accorti che il soffitto della cucina era pieno di vermetti bianchi. "contali" ha suggerito qualcuno, così ho preso la scala, un bicchierino di plastica ed un pezzetto di carta e li ho trasferiti. Diciotto, erano diciotto, dal tetto alla spazzatura.
"ma da dove vengono" ha chiesto ansiosa la med-moglie: scartando l'ipotesi televisiva che la vecchiarda al piano di sopra fosse cadavere sul pavimento, e che i bacarozzi avessero perforato il solaio, anche perchè la megera era già schiattata due anni prima, abbiamo esplorato gli armadi.
Banalmente, una confezione di savoiardi andati a male. Diciotto scappati e un centinaio dentro. E tutti nella spazzatura.

Telegiornali

I telegiornali sono pieni di belle notizie, compresa quella dei giocattoli velenosi; ci potevano mettere una vernice alla camomilla, oppure della cipria alla cocaina, quelli della matxxx, così almeno i bambini stavano buoni giocando.

Troppe telefonate o visite di condoglianze per genitori che se ne vanno: si vede che sto diventando vecchio, ed in effetti essere intorno ai cinquanta ha i suoi effetti collaterali.


Ramon e la differenza


Ramon è un ramarro triste e compunto, che ha deciso di vivere sull’albero di pere che cresce davanti la mia casa di campagna.



Le strade sul mare o “stratuna”, sono quegli arabeschi che si disegnano sulla superfice quando c’è bel tempo, e spesso sembrano autostrade disegnate col curvilineo.



La differenza tra ramarro e lucertola, tra un’estate felice ed una meno, tra essere giovani ed invece stare attraversando il campo minato dell’età matura, la differenza cerco di raccontarla.



Si sta alzando la brezza sulla riva, tenere i piedi dentro l’acqua aiuta a scrivere, e scioglie il bozzolo salino in cui sono avviluppati i ricordi.


 


Quanto è profondo il mare?


 


Era un pomeriggio dorato, la roccia basaltica di Capo Raisigerbi si tingeva di rosa infinito, al centro del golfetto, su una lancia a remi, si trovavano un ragazzo fresco di maturità classica, una donna ed una ragazza, nipote di lei.



La donna remava piano, disegnando le traiettorie dei remi come un architetto, e guardava negli occhi il ragazzo e la ragazza, seduti sulla panca di fronte; la donna domandava delle loro speranze sul futuro.



Poi la donna smise di remare, esaurito l’abbrivio la barca restò praticamente ferma, sembrava sospesa sulla superfice trasparente, castagnole ed occhiate nuotavano eterne.



“a quanti metri sarà il fondo?” disse la donna. “sette, otto” stimai io. “dieci” disse sicura la ragazza, osservando le increspature della sabbia bianca laggiù.



Ci tuffammo, l’acqua marina tiepida si richiuse mentre il corpo scivolava sotto, compensai, dissi ce la faccio e con la punta delle dita sfiorai la sabbia, con un fremito cercai di prenderne un pugno, la fame d’aria mi respinse sopra.



Riemerse anche lei, mostrò alla donna e poi a me una pietra grigia venata di bianco, rise, risalì con mossa da serpente marino sulla barca.



La differenza allora era nella conquista di un risultato tangibile: lei aveva rubato la pietra al fondale, e dopo qualche giorno la vidi abbracciata ad un altro, più bravo di me a scendere a nel suo cuore marino.



La differenza oggi è che la lancia a remi è abbandonata sulla spiaggia, vicino al muro della ferrovia, e dei personaggi minimi di quel pomeriggio sono rimasto solo io, a poterlo ricordare e raccontare, la donna e la ragazza di allora non ci sono più.


 


Kidnapping


 


Stavo consultando l’orario dei treni, e cercavo anche di trascriverlo sul foglietto striminzito trovato nel cruscotto della macchina.



“vado in treno” mi aveva detto, “tanto il b&b è vicino alla stazione, così non ho il pensiero della tua macchina”.



“aiutatemi, vi prego, aiutatemi, mi hanno rapito, non so dove mi trovo, non so dove sono mamma e papà”. Poi ha posato la cornetta del telefono pubblico, uno di quelli arancione che accetta qualsiasi tipo di pagamento, ha tirato fuori un paio di biglietti dalla tasca ed ha composto un altro numero.



Un bolo di adrenalina mi è sceso lungo la schiena sudata: mi trovavo nella condizione di dovere aiutare un bambino rapito, forse da un pedofilo, però volevo capire bene cosa fare.



Ho continuato a trascrivere l’orario dei treni per Palermo, alzando il livello di attenzione al livello allarme rosso.



Il ragazzino ha piagnucolato al telefono la stessa storia di prima, ed ha riattaccato prima che ci fosse il tempo per l’interlocutore di rispondergli.



Guardandomi intorno non ho scorto tipi sospetti, poi una ragazzina si è avvicinata, lui le ha detto dammi un altro numero, lei ha risposto è l’ultimo non ne ho copiati più. Dimmelo ha insistito lui, otto zero zero ha cominciato a recitare lei.



Dopo avere recitato la stessa frase angosciata ha posato la cornetta ed ha detto alla sorella dove sono mamma e papà, in macchina che ci aspettano, andiamo ha risposto la bambina, devi copiarmi altri numeri verdi ha detto lui, si ora guardo sulla rivista che ha comprato mamma ha risposto la bambina trascinandolo fuori dalla stazione.



Ho guardato gli orari che avevo copiato, erano storti ed illeggibili, ho girato il foglietto e mi sono applicato ad una scrittura più concentrata.



una settimana da pazzi



quella passata a casa per accontentare i figli che vogliono dormire separati: da due stanze attigue, una grande ed una piccola, un'orda di operai ne ha creato due simili, di comparabile comfort, cosicchè la prole risulti accontentata. Ma la settimana con gli unni a casa ha lasciato tracce sul nostro sistema nervoso, e non solo su quello. Per fortuna ho ripreso a lavorare.


la fine dell'estate


l'estate rantola, i colori sono quelli che mi riportano all'età pediatrica, la temperatura non brucia più, il mare è verde sporco. Preferisco l'estate, mi fa sentire ancora vivo.


 


lunedì 27 agosto 2007

summer visions

barche a cefalù


 


 


 


 


 


 


 


 


 


barche a cefalù


nuvola drago


 


 


 


 


 


 


 


 


 


nuvola drago


notte prima dei fuochi


 


 


 


 


 


 


 


 


 


 


 


 


 


 


 


 


la notte prima dei fuochi


mouse on mars


 


 


 


 


 


 


 


 


 



mouse on mars live


geranio bianco


 


 


 


 


 


 


 


 


 


 


geranio bianco


gattino da tavola


 


 


 


 


 


 


 


 


 


gatto su tavola


il giorno dell


 


 


 


 


 


 


 


 


 


 




il giorno dell'acqua (acrilico su tela)


 


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bouganvillea


foto di medicineman