Visualizzazione post con etichetta sadness. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta sadness. Mostra tutti i post

lunedì 24 ottobre 2011

ventiquattro, e poi crash

Gli eroi vivono pochi, folgoranti, momenti da leoni, e spesso muoiono giovani.

A noi, che passiamo una noiosa vita da pecore in poltrona, non resta che piangerli.



lunedì 1 febbraio 2010

strano palindromo e un giorno sbagliato

 



 


Oggi, 01 02 2010. uno strano giorno palindromo, in cui sono successe cose strane, che potevano anche non succedere. Per esempio ho visto una che si è avvicinata ad una Quashai parcheggiata, ci ha guardato dentro, ho pensato che avesse dimenticato qualcosa, invece si è accosciata vicino allo sportello lato guida e col dito indice della mano destra ha cancellato la polvere accumulata. Poi si è rialzata, ha sputato sul polpastrello, se l'è ripulito sui jeans e quindi se n'è andata. Siccome sono curioso, ho attraversato la strada ed ho notato che aveva disegnato quattro cuoricini. Non credo che l'avesse fatto per via del fatto che lo sportello appartiene ad una vettura 4x4. Eppoi, avevo ancora i sensidistonici per quello che è successo ieri. Ieri.

Ieri  un amico se n'è andato, pochi minuti dopo uno scontro frontale su di una pericolosa bretella di uscita dall'autostrada. Se n'è andato anche l'altro, quello che sotto la pioggia aveva imprudentemente scatenato i cavalli bizzarri di una macchina tedesca dal carattere infido, e che poi saltando di carreggiata si è scontrato contro la monovolume dell'amico che se n'è andato. L'amico ha avuto il tempo di telefonare alla moglie ed al fratello, non so cosa si siano detti, non ho la sfrontatezza di immaginarlo, non è giusto che io lo sappia. Sabato sera, ad una cena con conoscenti comuni, avevo chiesto di lui, come se avessi avuto un presentimento. Se lo avessi interpretato, questo presentimento, gli avrei telefonato, magari dicendogli che andava incontro ad un giorno sbagliato, gli avrei detto di evitarlo. Ma si sa, il destino ti prende alla sprovvista con premeditazione, e così sia.

 

lunedì 12 ottobre 2009

linee aeree puffe e gli occhi di vent'anni (che non ho più)



Linee aeree Puffe



Me lo dovevo proprio immaginare. Appena ho visto quell’aereo dipinto di blu, ho capito. Infatti, il signore seduto. Anzi, meglio dire incastrato, nel sedile. Dunque, il signore incastrato nel sedile accanto a me ha cominciato subito a lamentarsi. E aveva ragione, l’aereo era blu perchè era quello delle linee aeree Puffe.



Sissignore, i Puffi avrebbero viaggiato benissimo , ma esseri umani di taglia normale sarebbero stati in grandi difficoltà, proprio come il signore seduto accanto a me, dall’alto dei suoi 197 cm, ed anch’io, dal basso dei miei 175 cm di statura.



Il signore accanto a me era un giornalista tedesco, uno di quelli che ha studiato in italia, affascinato dalla romanità, ma che mi ha dovuto confessare che, dopo essere tornato in Italia per lavorare come corrispondente della televisione tedesca, “più tempo passo in Italia, meno la capisco...”.



Petit France a Strasburgo e il figlio lontano.



sera a strasburgo

























































(foto di medicineman)



Strasburgo, molto meglio di quanto mi fossi immaginato. Piccola, ma non provinciale, un gran numero di giovani in giro, anche la sera, quando solitamente nelle città di provincia, specialmente se il clima non aiuta, tutti restano tappati a casa. A Strasburgo sabato sera, dopo l’impegno del congresso (non parlo ai congressi, semplicemente mi piazzo allo stand della società per cui lavoro e alleno il sorriso e l’inglese, oltr a fornire spiegazioni rilassanti su come siano buoni i farmaci che stiamo propagandando) mi ha raggiunto mio figlio. Già, a fine agosto, quasi a tradimento, è partito per fare l’Erasmus in Francia. Non sapevo che avesse queste intenzioni finchè non ci ha comunicato che era stato accettato nel programma e che sarebbe venuto a vivere in Francia per qualche mese. Sabato sera siamo stati insieme, siamo andati a cenare in un ristorante carino, non eravamo soli, lui ha dato a tutti l’idea di essere uno con le idee chiare, un bravo ragazzo studioso insomma. Non è solo un’idea, corrisponde abbastanza alla realtà.



Ho noleggiato una macchina in aeroporto, appena arrivato, avevamo concordato, col figlio, che lo avrei riportato in auto nella cittadina della regione remota in cui si trova la sua università. E così abbiamo fatto.



Il giro è stato un pò lungo, abbiamo attraversato quattro nazioni, sperimentando panorami differenti tra Francia, Belgio, Germania, Lussemburgo. Arrivati in Lussemburgo (la visita della capitale è un pò deludente, in meno di un’ora si vede tutto il centro) siamo stati accolti dal granduca che è arrivato con la sua macchinona ed un autista a presenziare ad una cerimonia militare; la banda era un pò scalcinata, non quello che ti aspetti di vedere in una delle capitali dell’esportazione di valuta, ma tant’è.







arriva il granduca

































(foto di medicineman)



colori autunnali









































(foto di medicineman)



Poi finalmente, dopo un lungo viaggio piovoso, siamo arrivati a destinazione. Ho sentito una strana sensazione di disagio, e non era il clima. Dopo che ho visto l’alloggio cubicolare in cui passerà i prossimi mesi, il cuore mi si è ristretto, come dopo un lavaggio in lavatrice col programma sbagliato. Mi sono chiesto perchè ha voluto punirsi abbandonando le comodità domestiche, le amicizie consolidate, l’uso di tutto quello che può servire ad un ragazzo di vent’anni , trasferendosi in un posto triste, alloggiando in una tana triste, condividendo con altri ragazzi uno spazio comune che sembra la sala d’aspetto di una stazione ferroviaria periferica, in cui l’unico conforto è indossare un auricolare e connettersi con skype agli affetti rimasti altrove. Da una parte i ragazzi e le ragazze europei, dall’altra quelli con problemi religiosi. Si, ho scritto bene, quelli con il problema di essere musulmani.



Forse, è colpa mia, che non ho più gli occhi di quando avevo vent’anni. Sicuramente è colpa mia.



Nel frattempo non ha smesso di piovere, avevo un lungo viaggio di ritorno, per reimmettermi nella routine delle mie attività paracongressuali, mi sono rimesso in auto, il mio viso si è bagnato, e non era pioggia.







a proposito di pioggia, oggi mentre aspettavo di decollare è passata una tromba d'aria sull'aeroporto di Fiumicino. Ho immortalato l'arcobaleno smagliante spuntato subito dopo.



dopo la tromba d





















































(foto di medicineman)