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mercoledì 9 settembre 2009

santo subito

Subito, portera' di sicuro un po' di allegria in paradiso.

(Arrivederci al rischiatutto celeste, michael bongiorno)

sabato 20 settembre 2008

efficenza silviatica




Non si riesce ad eleggere il presidente dell'organismo di vigilanza della Rai.

Però oggi sono state elette le due veline che sculetteranno sul desk di striscialanotizia.

Però le pulzelle erano in microgonna.
E mi sorge un dubbio.
Sono buttane-quindi multabili- quelle che portano sculettando e ancheggiando lascive la minigonna in strada, mentre non si può dire buttana a chi porta la minigonna in tv?
Ecco, la televisione SALVA.
Quello che è reato fuori, nella vita reale, si sublima nella finzione catodica.
Le buttane ora lo sanno, c'è un modo per evitare le noiose multe della buoncostume.
Basterà affittare uno studio televisivo, non un appartamento o un marciapiede, e non saranno più colpevoli di adescamento.

venerdì 11 aprile 2008

recensione o recessione?

Immag011













Appunto. Proprio per questo, vi informo che di Fulminati si è scritto qui qui, qui qui e qui. Tutte persone al disopra di ogni sospetto, blogstar addirittura. E per quelli di stomaco forte,  qui  (sono circa 54 mega da scaricare )ci trovate una intervista  (andata in onda il 2 aprile) dei tre Fulminati ad una tv locale.

sabato 23 febbraio 2008

fulminati news

bozza_copertina rid.








Lunedi 25 febbraio alle ore 12,00 , con replica all'una di notte del 26 e alle 6,30 del mattino del 26, gli autori del volume "Fulminati" vengono intervistati durante il programma "TVT ore 12". L'emittente (che si riceve solo in Sicilia) è TVT 21.


Immagine 086




 





mondello oggi

mercoledì 19 settembre 2007

Giovanni Crisostomo, lo spam e altre cose buttate via





A giudicare dal numero di email che ogni giorno intasano le mie cassette postali elettroniche il problema del secolo è la lunghezza del pene. Anche del mio pene. Probabilmente qualche ex fidanzata insoddisfatta ha spifferato tutto agli spammer, che- dio li benedica -stanno facendo a gara per risolvere il mio problema. Pochi dollari, non posso essere spilorcio, e potrò vantare misure missilistiche.



Anche oggi il Papa ha perso l’occasione di farsi i fatti suoi: citando il fantastico San Giovanni Crisostomo ( che aveva la bocca d’oro, merito di un ottimo dentista e di redditi non dichiarati) ha ricordato che anche gli antichi cristiani si ribellavano ai governi quando le tasse erano esagerate, demolendone le statue. Bravo il Papa e bravo il Crisostomo.  Il cui santino sarà un gadget di sicuro successo alle feste della Lega.




Non mi piace il poco spazio dedicato dai media ai brogli nelle università per i test di ammissione a Medicina. Che antiquato, penserà qualcuno, ancora si scandalizza per questi trucchetti da quattro soldi, Che strano, tutti si lamentano della Sanità, che è fatta dai medici e dagli amministratori (scelti dai partiti per tessera e non per bravura), dagli stessi medici che sono entrati alla facoltà di medicina truffando ai quiz, che hanno superato gli esami per nepotismo e raccomandazioni, che in molti casi (non sempre, per fortuna) arrivano alla laurea prima ed alla specializzazione totalmente ignoranti, completamente arroganti e con l’unico obiettivo di fare soldi, un sacco di soldi. Sulla pelle dei malati, spesso persone che come unica ricchezza hanno la vita, e che diventeranno ancora più poveri per salvarsela, quella minima vita.




Quest’estate anche i parcheggiatori abusivi hanno indossato bianchi auricolari collegati con un filo bianco ad un lettore di files digitali anch’esso bianco. Chiedevano i soldi urlando, impossibile parlare con loro. La tecnologia isola, e ci obbliga a comunicare solo con mezzi che prevedono una spesa, una ricarica, un abbonamento.




Ho detestato il finto pauperismo che ha calzato i piedi del mondo con quelle orrende ciabattazze di gomma informi che facevano assomigliare gli arti inferiori di chi le indossava a Paperino; le ho viste anche ai piedi di motociclisti, turisti, funzionari pubblici e bambini. Chissà la puzza nelle case degli utilizzatori. Ricordate il letale aroma delle espadrillas a fine estate? Menomale che sono passate di moda, passeranno pure le ciabatte di Donald Duck.




I sindacati, che strana istituzione. Invece di essere contenti del fatto che la pubblica amministrazione si vuole svecchiare, diventare competitiva, competente, elastica, laureata e specializzata e, soprattutto, assumere i nostri figli e fratelli laureati e specializzati, schifiati dalle aziende private perché ambiscono ad un contratto che possa portare ad un progetto di vita, i sindacati  invece di essere contenti, dicono no. Che brutte le belle idee quando le hanno gli altri. E se si svecchia e si eliminano assenteisti cronici, finti malati del weekend lungo e pigri geneticamente, chi pagherà le tessere al sindacato?




Non mi piace Grillo fuori dai telegiornali, e non mi piace dentro ai telegiornali, e non mi piacciono i telegiornali. E comunque appartengo alla tribù di quelli che non hanno capito, come Grillo, che dal blog si possono tirare un sacco di soldi. Tirarli dalle tasche della gente ed infilarli nelle proprie, e via col populismo, le urla, l’arringa della folla. Mi ricorda altri personaggi che però hanno fatto una brutta fine. Lo so che mi attiro un numero imprecisato (ma sicuramente cospicuo) di antipatie, non sopporto neanche i politici con l’occhio fisso alla telecamera, quelli che hanno sempre qualcosa da dire anche se hanno preso solo quattordici voti guidando il partito del pifferaio di Hamelin.



Per via di un incremento dell’energia i due elettroni-figli che abitavano in unico orbitale si sono separati; la nuova entropia prevede che io vaghi nello spazio come un neutrone triste, e loro occupino i loro orbitali privati. Per questo motivo ho perso il mio studio, e sto scrivendo sul tavolo della cucina cablata wi-fi come tutta la casa. Per questo motivo ho svuotato gli archivi ed ho eliminato almeno cento chili di carta inutile, ed un numero imprecisato di ricordi e cimeli del passato. Nell’era digitale non c’è posto per i ricordi di carta, di legno o di peluche, ho scannerizzato qualcosa, il resto l’ho buttato via, come le considerazioni di prima.

sabato 24 febbraio 2007

intervista

monoscopio2


 


 


 


 


 


 


 


 


 


 


La telefonata era stata singhiozzante ed incomprensibile. Colpa di wind, aveva risposto il mio interlocutore quando gli avevo detto che lo sentivo a tratti e brandelli.


Però aveva pronunciato il nome di una buona conoscenza comune, grazie ho pensato, grazie a te che ti interessi alla promozione del sottoscritto.


Ci vediamo sabato, sai dov’è la palestra Corpo Stellare? Si , si la conosco avevo risposto io. Abbiamo una sigla cantata da Peppe Baldo e Maria La Venera, sai chi sono no? I famosi presentatori, capisci, ci lanciano loro.


A sentire quei nomi che puzzavano di cadavere anche attraverso il cellulare io mi ero insospettito, ma continuavo ad ascoltare. E di che ti occupi tu, ci possiamo dare del tu vero? Io sono Pino Petrilli, mi conosci, vado spesso in tivvù, vedo pochissima tele avevo risposto io, comunque è un talksciòv aveva continuato lui, ti vedranno un sacco di persone, ah mi dice ora il mio colega qui, ma tu de che te ocupi? Io? Io mi occupo di scrittura. Si ma che scrittura? Ho scritto un libro. L’hai scritto tu? Allora porta stò libro che gli facciamo publicità.


 


Sono andato all’appuntamento, in qualche modo bisogna promuoversi, che se no l’editore brontola, e magari si vende anche qualche copia in più.


Ah non l’avevo riconosciuto, lei è lo scrittore? Meglio che si è dimenticato che al telefono ci siamo dati del tu, ho pensato io vedendo il bravo presentatore con cui avrei registrato l’intervista.


Una mezza pazza si è avvicinata, tu sei l’amico di xxxxxx, si ho detto io, ah bravo io sono la moglie del tastierista (e che me ne frega del tastierista ho pensato io), guarda qua la scaletta, ti toccano tre minuti, sei il primo. Va bene, così me ne vado subito ho pensato io. Ho pensato pure intervista culturale in tre minuti, pillole euchessina di letteratura.


Senta, me le prepari lei tre-quattro domande, così non ci incasiniamo al momento dell’intervista, ha detto il bravo presentatore, non mi incasino mai ho detto chiaro e forte affinché mi sentisse, io ci lavoro, con la parola scritta e parlata, stia tranquillo.


Nel frattempo un tizio dal sesso indefinibile e con un pronunciato strabismo schizoide stava cercando di sistemare dei pannelli sullo sfondo, con il nome della trasmissione scritto sopra, ma nonostante chili di nastro adesivo, gridolini e buona volontà, i pannelli restavano storti.


Ad un certo punto il tizio dal sesso indefinibile ha decretato che era storto il cavalletto della telecamera, ed ha tentato di raddrizzarla, però si è preso il cazziatone dell’operatore, un masculazzo grosso come un tir, che vedeva messa in grave pericolo l’integrità dell’attrezzatura. Allora vado a provare, ha detto il tizio dal sesso indefinibile, e si è messo a cantare sulla base che aveva portato lui, una voce insospettabile mi sono detto io, ma le canzoni facevano schifo, o forse sono io che non ne capisco di musica asessuale mi sono detto.


Poi sono arrivati i bambini. Nella scaletta c’era anche l’esibizione di un gruppo di bambini praticanti un tranquillo sport per niente violento, il full-contact.


Il bravo presentatore ha indottrinato i bambini su come dovevano fare per essere telegenici, simetria ce vole simetria ha detto ai piccoli lottatori marziali, corpiteve tre vorte ciascuno e guardate in camera mentre lo fate. L’istruttore di full contact ha bestemmiato ed ha abbandonato la sala, non se n’è accorto nessuno, neanche i bambini, ai quali puzzavano inequivocabilmente i piedi.


E certo, uno sport che si fa a piedi nudi, poi se non te li lavi, quelli poveretti, puzzano.


Intanto io mi sono seduto, a guardarmi tutto il movimento della preparazione del circo, pardon del talksciovv, ed ho anche preparato le domande che volevo che il bravo presentatore mi facesse.


La mezza pazza ogni tanto veniva a controllare che fossi ancora lì e poi mi ha detto sta venendo la psicologa dello sport, la conosce, fa un sacco di tv pure lei. Con la mia solita faccia di merda le ho chiesto che marca di tv producesse la pissicologa dello sport, ma la mezza pazza non ha capito.


E’ entrata nella sala della palestra, dove tutti tranne me erano sudati per il gran daffare nel creare il niente, la pissicologa dello sport, e mi sono detto ma guarda pure qua viene a battere il palcoscenico questa qui. Siccome al bravo presentatore al vederla gli si sono accelerati tutti gli ormoni è subito andato a salutarla, e quando le ha chiesto che domande voleva che le facesse quella ha detto faccia tutte le domande che vuole, tanto io parlo di pissicologia applicata allo sport.


Poi lei gli ha detto con un sospiro pornografico che aveva tanta ma tanta voglia di fare televisione, e si è capito subito che il bravo presentatore aveva tanta ma tanta voglia di farsi quella che aveva tanta voglia di fare televisione, e infatti le ha detto cara appena finiamo la registrazione fermati pure che parliamo, anzi io parto domani che fai stasera a cena. Mi veniva troppo da ridere e così ho fatto finta di non avere sentito il loro colloquio erotico, ed ho risposto ad una bambina, figlia di non so chi, che mi stava chiedendo da mezzora di chi era il libro che avevo in mano. Il libro è mio le ho risposto, ma non c’è il nome scritto dentro e nemmeno che classe fai tu mi ha detto lei. Logica fulminante. Allora le ho spiegato che il libro lo avevo scritto io e quella senza scoraggiarsi mi ha tirato un altro calcio sotto la cintura dicendomi ma come lo hai scritto tu e i numeri sulle pagine e tutte queste parole scritte a stampatello ma che hai una penna speciale per scriverle e la copertina te l’ha fatta la maestra col collage e poi l’hai incollata tu?


Non ho avuto il coraggio di mentirle ancora e le ho detto, per farle mollare la presa, che il libro l’avevo comprato in libreria. E’ parsa tranquillizzarsi e se n’è andata da qualche altra parte.


Intanto la pissicologa dello sport si è venuta a sedere vicino a me e mi sono accorto che aveva le mutande bianche, e che forse quel brandello di jeans che aveva messo sopra era di qualche misura più piccolo del necessario, oppure era una minigonna ascellare. Forse la seconda, oltretutto guardandola meglio mentre anche lei mi chiedeva se il libro che avevo in mano l’avevo fatto io mi sono accorto che aveva una magliettina probabilmente rubata alla sorellina più piccola e le sue povere tette della quinta misura la stavano strappando per quanto ci stavano strette, nella t-shirt pediatrica nera. Si il libro l’ho scritto io e che genere di libro è ha detto lei, sono racconti brevi ho risposto, minchia bellissimo ha detto la pissicologa dello sport, non li sopporto i libri che si devono leggere tutti, del tuo libro se ne legge un racconto quando se ne ha voglia, stavo per dirle quando vai al bagno per fare la cacca ma mi sono trattenuto che se solo la poverina aveva qualche difficoltà se lo poteva leggere tutto e allora non l’avrebbe sopportato.


Forse pensava anche che facendomi vedere che le mutandine erano bianche le avrei regalato il libro che lo stava carezzando e rigirando da un pezzo ma io sono materialista e mi sono ripreso il libro oltretutto dovevo parlarne durante l’intervista del bravo presentatore che l’aveva invitata a cena.


Cominciamo cominciamo hanno detto tutti ad un certo punto, e il bravo presentatore ha provato alcuni movimenti per incontrare il bravo scrittore davanti all’occhio obiettivo della telecamera ma non ne funzionava nessuno allora gli ho detto all’orecchio senta lei si fa la sua introduzione dopo io mi alzo le vengo incontro ci salutiamo e ci andiamo a sedere lì a quel tavolino, mi pare più naturale che gliene sembra e lui ha detto bravo perfetto va bene facciamo così.


Ha svalangato cazzate a profusione durante la presentazione del programma che stava iniziando incartandosi sul fatto che alle nove della sera le casalinghe romane che vedevano quel determinato canale satellitare si sarebbero divertite un casino con la cultura e con lo sport e lo spettacolo, e il tastierista marito della mezza pazza gli ha gridato ahò pino ma che cazzo stai a ddì che alle nove di sera del sabato c’è la partita in diretta e non lo dire più care amiche che sono le nove di sera dici care amiche e basta. Al bravo presentatore gli si sono avvampate le orecchie, rifacciamola allora ha detto.


 

martedì 5 dicembre 2006

fenomenologia del dott. House

        


 


All'ultima puntata l'ho capito: il dott. House non è umano, il suo ospedale non è un'ospedale ma una enorme stazione spaziale semideserta, in cui lavorano solo lui ed i suoi collaboratori. Lo spazio in una stazione spaziale è poco, per cui non ci sono infermieri, tecnici di laboratorio, rappresentanti di attrezzature chirurgiche, barbieri , ladri o spacciatori. Nel suo vagare al di fuori del sistema solare, il magnanimo Kirk-House talvolta si prende cura di assistere navigatori interstellari in difficoltà, che ovviamente soffrono di patologie assurde, complicate e fantascientifiche. E solo i neuroscazzi che intrattiene con la sua equipe lo aiutano ad arrivare alla diagnosi ed alla terapia corretta dopo. E' ovvio che per simili immani problemi diagnostici la gentilezza, le squisite buone maniere che si supporrebbero confacersi ad un valente medico sono doti inutili, per cui il suddetto House si permette il lusso di comportarsi come un porco, donne comprese. Peraltro, parlando di sesso del dott. House, ho la vaga impressione che sia omosessuale, con lieve orientamento bisex, e che presto lo vedremo sodomizzare qualcuno dei poveri colleghi. Ho capito perchè (anche se in verità televisione ne sorbisco poca) la serie di questo bieco personaggio mi è piaciuta, perchè è appunto una specie di sogno permanente (vedi l'ultima puntata), intossicato dal suo stesso dolore fisico e morale (ve lo ricordate Solaris nella prima versione, quella di Tarkowsky?). Mentre in macchina oggi, tra un semaforo e l'altro, pensavo a questa faccenda, mi sono accorto che la tipa nella seicento in fila davanti a me mi fissava nello specchietto retrovisore, si è messa e tolta gli occhiali tre o quattro volte, ad ogni ripartenza e successivo stop sbirciava sempre nello specchietto. E siccome mi ero scocciato di essere guardato senza potermi affiancare per controllare chi mi sbirciava con tanta insistenza ho fatto come il dott. House: mi sono infilato un dito nel naso, e quella non mi ha guardato più. Eh, la potenza delle buone vecchie maniere!


dimenticavo. sarò privo di computer (torna a casa sua a farsi sistemare i microchip spettinati) almeno per una settimana,  me ne vado anche in vacanza (almeno spero che lo sia) qualche giorno qui.