Vox clamans in deserto. Scrittore in pausa, fotografo consumatore ossessivo di Sd Card, ascoltatore di tanta musica, brontolatore professionista.
lunedì 17 ottobre 2016
il Punk è morto, viva il Punk Zombie.
Il punk è morto, viva il punk. Ma può anche-come uno zombie-risorgere. Ed essere anche molto meno putrefatto di un morto che cammina. Ho dato conferma a questa mia convinzione ascoltando in lungo e in largo il nuovo cd dei Green Day, Revolution Radio. Che quando lo metti nel lettore, parte una musichetta angelica, una ballad da fm radio commerciale. Che dici? Aspetta che parta a pistolettata la seconda traccia, dal titolo appunto adeguato - Bang Bang. E sembra un giochetto da teenager lavorare come fabbri e boscaioli su batteria basso e chitarre ad alto voltaggio, ma i Green Day non sono più bambolotti al latte. Poi il pezzo-ruffianissimo-che dà il titolo all'album: non vi uscirà più dalla testa. Una bella sorpresa, mi è piaciuto.
sabato 15 ottobre 2016
il padrone del parcheggio

Sta lì perchè gli hanno detto che si parcheggia a spina di pesce.
E perchè aspetta che qualcuno gli spieghi come mai hanno dato il premio Nobel a Bob Dylan.
Te lo spiego io, micio: le cose cambiano, e non mi stupirei se tra qualche anno verrà premiato un graffitaro, uno di quelli che scrive o dipinge sui muri delle città, in fondo sempre di una forma di comunicazione si tratta.
D'altra parte, vecchio mio, prima è arrivato un presidente americano nero, ora arriverà un presidente americano donna (che non è stata scelta sul paginone centrale di Playboy).
E come diceva la gnà Sabetta, affacciata al balcone del suo paese arroccato su una montagna delle Madonie già nello scorso millennio "il mondo è cambiato, ricambiato, ricambiatissimo e ricambierà ancora".
( la foto è mia, nel senso che l'ho scattata io)
martedì 11 ottobre 2016
compagno Berlinguer!
Lei, una quarantina single, che vuole scappare di casa, per sottrarsi alle attenzioni della madre, settantina ex professoressa di matematica ormai in sedia a rotelle ma energica come un dobermann. Lei trova un lui, attempato, benestante, nonno divorziato. Lo porta a casa a presentarlo alla madre rotellata. "mamma, ti presento il mio compagno...". Non fa in tempo a finire la frase che la madre, presa dai diavoli, si mette ad urlare "compagno? Quale compagno, cu e'? Io solo al Compagno Berlinguer conosco!". L'hanno sentita pure in portineria.
lunedì 10 ottobre 2016
ragionare per algoritmi
Non li sopporto, quelli che-ad una tua pressante e motivata richiesta-si trincerano dietro una procedura e rispondono si o no. Mi chiedo che ti ci hanno messo a fare, al telefono di quel call-center che dovrebbe essere un aiuto al business, se invece di usare il buon senso continui a seguire la flow-chart che hai davanti. Potevano metterci gratis un computer, un mulo parlante o una scimmia al solo prezzo del mangime. Non mi stai aiutando, e poi mi chiedi di rispondere alle domande del sondaggio sulla customer satisfaction? Ma prenderti a colpi di mazza da baseball no?
domenica 9 ottobre 2016
era da gennaio
E ora siamo ad ottobre. Siamo, quelli che ci siamo, perchè qualcuno si è perso, o non ce l'ha fatta. Ad uno ero particolarmente affezionato anche se non gliel'ho mai detto. La sua fotografia, dove ha una faccia seria, che sembra essere uscita dagli anni '80 (quando ci siamo conosciuti) è ancora su Facebook, chissà quanto tempo ancora ci resterà, non credo che Mark abbia inventato un sistema per seppellire gli account insieme ai titolari, quando questi non ci sono più.
E cosa c'è di nuovo: che verranno pubblicati due libri nuovi, uno di fotografie (si intitola Sicilia 1.0, le foto ed i testi sono opera mia) ed uno quasi nuovo di racconti, che si chiama Todo Mundo II. Quasi nuovo, alcuni presi da altri libri, alcuni rieditati, alcuni che non erano mai stati pubblicati.
E poi. E poi ricomincio a scrivere qui. Promessa. Forse.
E cosa c'è di nuovo: che verranno pubblicati due libri nuovi, uno di fotografie (si intitola Sicilia 1.0, le foto ed i testi sono opera mia) ed uno quasi nuovo di racconti, che si chiama Todo Mundo II. Quasi nuovo, alcuni presi da altri libri, alcuni rieditati, alcuni che non erano mai stati pubblicati.
E poi. E poi ricomincio a scrivere qui. Promessa. Forse.
venerdì 8 gennaio 2016
Checco si, Checco no, Checco forse.
Ierisera siamo andati a vedere Quo Vado, film di Zalone, (spinto e pompato da tutti i media perchè prodotto dal gruppo Mediaset, che si sa, ha facile accesso a giornali e telegiornali). I miei figli, cinefili raffinati che sorbiscono pellicole al ritmo di un paio al giorno (ma solo se sono in lingua originale con sottotitoli in cinese antico), mi hanno detto "fa ridere, andate a vederlo" e così abbiamo fatto.
Il cinema era pieno di gente, soprattutto ragazzini e gente qualunque, con quintali di popcorn e patatine. La storia ovviamente è semplice e di facile comprensione, narrando di un italiota talmente attaccato al posto fisso che dovrà superare prove titaniche per mantenerlo, sotto gli attacchi di burocrati che vorrebbero cancellare la sua mansione.
In passato, altri autori e attori cinematografici hanno raccontato dell'italiano medio, da Totò a Franco e Ciccio, passando per i film con Alberto Sordi, quelli di Lina Wertmuller, fino ad arrivare al mitico Giandomenico Fracchia, o Fantozzi. Magari erano anche grandi registi come Ettore Scola a raccontare di queste storie (a proposito, Quo Vado ricalca un pò il format di "riusciranno i nostri eroi a ritrovare l'amico misteriosamente scomparso in Africa?") e anche l'intellettuale bilioso ne ha approvato la trasposizione cinematografica. Quo Vado è un film facile, senza troppi trucchi, del quale si può fare o non fare una lettura politico-sociologica (e non cambia nulla se non si fa) o al quale si può semplicemente assistere ridendo delle smorfie e delle peripezie di Checco Zalone: devo riferire per onore di cronaca che il cinema non sghignazzava, e che ho visto alti film in cui mi sono slogato la mascella a furia di ridere. Come concludere: non vale la pena, a mio parere, di affannarsi e fare file al botteghino del cinema, e non bisogna aspettarsi niente di straordinario, per cui non lo consiglio, ma neanche lo sconsiglio. (l'intellettuale bilioso continui a rovinarsi il fegato, e vada a vedere qualche retrospettiva di cinema vietnamita).
Il cinema era pieno di gente, soprattutto ragazzini e gente qualunque, con quintali di popcorn e patatine. La storia ovviamente è semplice e di facile comprensione, narrando di un italiota talmente attaccato al posto fisso che dovrà superare prove titaniche per mantenerlo, sotto gli attacchi di burocrati che vorrebbero cancellare la sua mansione.
In passato, altri autori e attori cinematografici hanno raccontato dell'italiano medio, da Totò a Franco e Ciccio, passando per i film con Alberto Sordi, quelli di Lina Wertmuller, fino ad arrivare al mitico Giandomenico Fracchia, o Fantozzi. Magari erano anche grandi registi come Ettore Scola a raccontare di queste storie (a proposito, Quo Vado ricalca un pò il format di "riusciranno i nostri eroi a ritrovare l'amico misteriosamente scomparso in Africa?") e anche l'intellettuale bilioso ne ha approvato la trasposizione cinematografica. Quo Vado è un film facile, senza troppi trucchi, del quale si può fare o non fare una lettura politico-sociologica (e non cambia nulla se non si fa) o al quale si può semplicemente assistere ridendo delle smorfie e delle peripezie di Checco Zalone: devo riferire per onore di cronaca che il cinema non sghignazzava, e che ho visto alti film in cui mi sono slogato la mascella a furia di ridere. Come concludere: non vale la pena, a mio parere, di affannarsi e fare file al botteghino del cinema, e non bisogna aspettarsi niente di straordinario, per cui non lo consiglio, ma neanche lo sconsiglio. (l'intellettuale bilioso continui a rovinarsi il fegato, e vada a vedere qualche retrospettiva di cinema vietnamita).
Blackstar. Ovvero fare stravizi e vivere a lungo.
Blackstar e'il nuovo lavoro di David Bowie, un altro di quelli che ci dimostra un fatto ineluttabile: essere rockstar allunga la vita. Ma non voglio affrontare temi che competono alla geriatria, fatto sta che il Duca Bianco alla venerabile età di anni 69 ha sfornato un cd interessante e diverso. Sono sette lunghe tracce, praticamente nessuna delle quali ha la dimensione da hit radiofonica. Niente riff e refrain, nessun brano ha il motivetto che sbatte dentro il cranio come un calabrone. Se avete amato certe atmosfere dark di King Crimson e Massive Attack, questo disco così oscuro e ritmato fa per voi, anzi per noi.
Iscriviti a:
Post (Atom)